11 Settembre, vita vs morte nello scatto di Alex Webb

11 Settembre, vita vs morte nello scatto di Alex Webb

Una madre che gioca affettuosamente con il figlio di pochi mesi e sullo sfondo un fumo intenso che annuncia la tragedia. La foto di Alex Webb dell’11 settembre 2001 è un’immagine che si presta a molteplici piani di lettura e a più di dieci anni di distanza si è trasformata in un’icona, allontanandosi dalla mera cronaca dei fatti successi in quei giorni.

11 Settembre, vita vs morte nello scatto di Alex Webb

È l’11 settembre del 2001 e siamo a New York. L’Occidente sta assistendo al più grave attacco terroristico di tutti i tempi. Le Torri Gemelle, simbolo di Manhattan, sono colpite da due aerei kamikaze e stanno collassando davanti all’incredulità dei newyorkesi.

In contemporanea un altro aereo viene dirottato contro il Pentagono, sede del quartier generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, mentre un quarto aereo, forse diretto verso la Casa Bianca, si è schiantato in un campo della Pennsylvania. L’attacco sarà rivendicato dall’organizzazione terroristica di matrice fondamentalista islamica al-Qāʿida. Quello delle Torri Gemelle rimarrà il bilancio più drammatico fra tutti gli attentati con quasi tremila vittime tra civili, vigili del fuoco e poliziotti.

Come nasce la foto

Anche Alex Webb, street photographer di fama mondiale, si trova a New York quel giorno. «Quella mattina sono uscito e sono andato a comprare il giornale» – racconta Webb. «Era una giornata bellissima e non avevo idea di cosa stesse succedendo, ho sentito la gente per strada che parlava delle Torri. Allora sono tornato indietro, ho acceso la televisione e ho visto crollare la seconda torre. Ho preso subito la macchina fotografica per andare a Ground Zero, mentre uscivo mia moglie ha detto: “Voglio venire con te”».

La foto 11 Settembre 2001 di Alex Webb

La foto 11 Settembre 2001 di Alex Webb

«Istintivamente ho detto di no, non volevo avere la preoccupazione della sua sicurezza, ma alla fine è venuta con me. Le metropolitane erano chiuse, la nostra macchina dal meccanico, così abbiamo dovuto noleggiarne una. Abbiamo guidato fino all’East River e parcheggiato a Brooklyn Heights. Appena siamo scesi dalla macchina – continua Webb – un uomo è uscito da un palazzo e ci ha gridato: “Volete venire a vedere dal tetto?”. Siamo saliti e la prima cosa che ho avuto davanti è questa immagine di una mamma che coccola il suo neonato e dietro Manhattan avvolta nel fumo».

«È la prima foto che ho scattato l’11 Settembre, poi siamo andati verso Ground Zero e ho fotografato le persone coperte completamente di polvere, ma quella è di gran lunga la più interessante. Questa foto, figlia della casualità, ci parla di una tragedia ma anche del futuro. Quando mi sono trovato in situazioni estreme, scontri, violenze, guerre civili, spesso ho avuto la sensazione che accanto a un grande evento la vita vada avanti, e lo noti dai piccoli particolari. È il modo in cui la gente prova a sopravvivere, è affascinante coglierlo».

Lo stile

Lo scatto esce, dunque, dalla mera cronaca dei fatti per diventare immagine di un dramma universale. In primo piano, all’angolo sinistro, una madre accudisce suo figlio, rivolto di spalle alla tragedia. Appena in secondo piano, di sfondo ai protagonisti della foto, un terzo – non meno importante – soggetto: il fumo. Una coltre nera sta avvolgendo Manhattan e il cuore di New York. L’effetto è straniante. I due piani del racconto procedono paralleli senza mai intersecarsi. Eppure il fotografo sceglie di mantenere tutto a fuoco, dando ai due racconti il medesimo risalto.

Il risultato è una foto che rievoca un’atmosfera di totale calma, di protezione, metafora della condizione nel ventre materno. Lo specchio della quotidianità che, pur trovandosi di fronte ad eventi eccezionalmente tragici, deve andare avanti.

Il fotografo

Alex Webb è nato a San Francisco, in California, nel 1952. Ha cominciato a interessarsi alla fotografia durante gli anni del liceo, frequentando i seminari Apeiron in Millerton, New York, nel 1972. Si laurea in Storia e Letteratura all’Università di Harvard e allo stesso tempo studia Fotografia presso il Carpenter Center per le Arti Visive. Nel 1974 inizia a lavorare come fotoreporter professionista e, nel 1976, entra in Magnum Photos come membro associato.

Il fotografo Alex Webb

Il fotografo Alex Webb

Durante la metà degli anni 1970 Webb fotografa in bianco e nero il sud degli Stati Uniti, documentandone la vita di provincia. Nel frattempo inizia progetti fotografici anche nei Caraibi e in Messico. Nel 1978 Alex Webb comincia a scattare a colori, tecnica che da allora non ha mai più abbandonato.

Ha pubblicato sette libri fotografici, tra cui Hot Light/Half-Made Worlds: Photographs from the Tropics, Under A Grudging Sun, Crossingse Istanbul: City of a Hundred Names. La foto dell’11 Settembre fa parte di una raccolta di scatti di quella tragica giornata organizzata in un volume da Magnum Photos.

Alex Webb ha vinto il Premio Fotografie a colori di Leopold Godowsky, nel 1988, la Medaglia Leica di Eccellenza nel 2000 e il David Octavius ​​Hill Award nel 2002. Ha esposto negli Stati Uniti e in Europa, in musei tra cui il Walker Art Center, il Museo delle Arti fotografiche, il Centro Internazionale di Fotografia, High Museum of Art, il Museum of Contemporary Art, San Diego, e il Whitney Museum of American Art.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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