Albrecht Dürer. Vita di un pittore tedesco che amò l’Italia

Albrecht Dürer. Vita di un pittore tedesco che amò l’Italia

Uno dei nomi che più hanno influenzato il Rinascimento tedesco è sicuramente quello di Albrecht Dürer. Non solo, pittore, ma intellettuale a tutto tondo. Nella sua carriera professionale si dedicò anche all’arte dell’incisione, alla matematica e fu autore di importanti trattati. Alla scoperta di Albrecht Dürer. Vita di un pittore tedesco che amò l’Italia.

Di bell’aspetto e ben inserito nei circoli aristocratici di Norimberga, Dürer non si accontentò di rimanere nella cerchia ristretta della sua città ma viaggiò continuamente in cerca di nuovi stimoli. Ammirò l’arte italiana che osservò da vicino, durante uno dei suoi soggiorni all’estero, approfondendo gli studi sulla prospettiva.

Albrecht Dürer. Vita di un pittore tedesco che amò l’Italia

Nato a Norimberga nel 1471 da una famiglia agiata di artigiani, Dürer fu il terzo di diciotto figli. Il padre, Albrecht Dürer il Vecchio, di discendenza ungherese, proveniva da una famiglia di orafi e sposò Barbara Holper, figlia di un orafo. Insieme aprirono una bottega propria.

Il dipinto "Autoritratto con fiore d'eringio" di Albrecht Dürer - 1493

Il dipinto “Autoritratto con fiore d’eringio” di Albrecht Dürer – 1493

Le eccellenti doti artistiche di Albrecht furono immediatamente evidenti tanto che il padre decise di mandarlo nella bottega del pittore Michael Wolgemut, uno dei più importanti illustratori di Norimberga. Qui il ragazzo passò il periodo fra il 1486 e il 1490. Durante l’apprendistato da Wolgemut, Dürer imparò le più importanti tecniche di incisione che non avrebbe mai più abbandonato.

Finito l’apprendistato, il giovane pittore cominciò a viaggiare. Nördlingen, Ulm e Colmar le prime tappe del suo viaggio-studio. Nella città di Colmar venne ospitato dai figli del famoso pittore Martin Schongauer, morto da poco tempo. Poi si spostò a Basilea, sempre da un altro figlio del pittore scomparso. Al 1493 risale il famoso Autoritratto con il fiore, oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi.

L’anno successivo, nel 1494, fece ritorno nella città natale dove, a ventitré anni, sposò Agnes Frey. Anche lei figlia di un orafo, Agnes sperava di condurre una vita tranquilla e agiata ma non aveva fatto i conti con il temperamento di Albrecht, sempre alla ricerca di nuove motivazioni e desideroso di viaggiare. Il matrimonio non fu tra i più felici. La coppia non ebbe nessun figlio.

In questi anni arrivò anche una commissione importante da parte di Federico di Sassonia, detto il Saggio, grande elettore di Wittenberg. Sotto la protezione di un mecenate così influente, la carriera professionale di Dürer non potè fare altro che subire un’inevitabile ascesa.

I viaggi in Italia

Nel 1495 il pittore fece il suo primo viaggio in Italia con l’obiettivo di conoscere da vicino i maestri che più influenzarono la pittura a livello mondiale, da Giotto a Raffaello, a Leonardo. Le tappe italiane furono Venezia, Mantova, Padova e Pavia. Durante i suoi viaggi, Dürer riusciva a mantenersi lavorando e proprio durante il soggiorno veneziano realizzò disegni, acquerelli e stampe.

A questo periodo risale la tavola della “Festa del Rosario”, commissionatagli dal mercante d’arte Christoph Fugger per la chiesa di S. Bartolomeo. L’opera raffigura la Madonna che incorona l’imperatore, mentre, a sua volta, è incoronata da due angeli. Il dipinto è oggi custodito nella Galleria Nazionale Narodni di Praga.

"Leprotto" di Albrecht Dürer - 1502

“Leprotto” di Albrecht Dürer – 1502

Acquerelli a soggetto paesaggistico furono fra i soggetti più dipinti durante il viaggio di ritorno dall’Italia. Opere come il “Castello di Trento”, il “Castello Alpino”, la “Veduta di Arco” e la “Veduta di Innsbruck” risalgono a questo primo viaggio nel Bel Paese. L’influenza dell’arte italiana nello stile di Dürer si fece più evidente dopo il secondo soggiorno nello Stivale del pittore tedesco, nel 1505. In quest’occasione ebbe anche l’opportunità di incontrare Leonardo da Vinci. Da quel momento in poi lo stile si fa più maturo, lo spessore psicologico nei personaggi ritratti è più attento.

L’oreficeria e le illustrazioni

Oltre alla vita artistica, Dürer non trascurò mai la carriera da orafo. Morto il padre, curò la bottega di famiglia insieme a uno dei fratelli. Oramai la sua fama e il suo successo erano così consolidati da permettergli una vita agiata e l’inserimento nei circoli dei potenti in città. Cominciò quindi a lavorare, realizzando ritratti, per le personalità di spicco della vita politica e sociale di Norimberga e non solo. Nel 1512, l’imperatore Massimiliano I gli commissiona importanti opere. Per questi incarichi gli sarà concessa una pensione.

Oltre alla pittura e all’oreficeria, Dürer non smise mai di dedicarsi alle illustrazioni di libri, avvalendosi delle tecniche imparate da ragazzo. Tra il 1496 e il 1505 realizza, con tecnica xilografica, le famose serie della Grande Passione, dell’Apocalisse e della Vita della Madonna. Fra i suoi ultimi viaggi ci sono i Paesi Bassi. Dürer arrivò ad Aversa nel 1520 e poi continuò a visitare l’Olanda e le Fiandre. La sua fama era consolidata e godeva, in questo periodo, di una posizione di prestigio. Dopo il viaggio in Olanda, Albrecht si ammalò.

La pubblicazione dei trattati

Negli ultimi anni di vita, cominciò a scrivere importanti trattati sulla geometria, la prospettiva, l’antropometria e l’astronomia. Nel 1525 scrisse il “Trattato di geometria”, due anni più tardi porta la sua firma il Trattato sulle fortificazioni e sulle mura capaci di resistere alle armi da fuoco. Infine, il terzo trattato è del 1528. Pubblicato postumo in tedesco e in latino, il volume è dedicato allo studio della simmetria e alle proporzioni del corpo umano.

Il dipinto "San Girolamo nello studio" di Albrecht Dürer - 1521

Il dipinto “San Girolamo nello studio” di Albrecht Dürer – 1521

Il suo progetto ambizioso di scrivere un trattato sulla pittura rimase, purtroppo incompiuto. L’opera, che avrebbe avuto il titolo “Underricht der Malerei”, doveva rispondere all’ambizioso obiettivo di fornire ai giovani pittori tutte le nozioni che Dürer aveva acquisito grazie alla sua esperienza di ricerca. Ma il trattato non vide mai la luce perché Albrecht Dürer morì a Norimberga il 6 aprile del 1528 a 57 anni.

L’eredità di Dürer

Una produzione di circa 700 opere, tra le quali quaranta acquerelli, oltre duecento incisioni su legno e un centinaio su rame, e un’ottantina di dipinti è l’eredita che Dürer lascia alle sue spalle. Intellettuale di grande spessore, perennemente interessato alla ricerca e allo studio su vari campi del sapere, il pittore tedesco seppe fondere egregiamente la lezione del Rinascimento italiano con la pittura e le tradizioni locali. Nella sua ricca produzione, troviamo una corposa quantità di ritratti, ma anche paesaggi e soggetti di carattere naturalistico.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.