La battaglia di Teutoburgo. Perchè Roma lasciò la Germania

La battaglia di Teutoburgo. Perchè Roma lasciò la Germania

I legionari romani procedono nel profondo della foresta germanica. Gli scudi con le insegne, il gladio che dondola su un fianco, i calzari che calpestano la terra gelata e fradicia. Sono impegnati a raggiungere la loro destinazione, circondati da alberi altissimi, cespugli verde scuro e uccelli selvatici. In un attimo, i nemici urlano, i cespugli si muovono in modo incomprensibile, è una pioggia di sassi, dardi e proiettili di ogni tipo quella che si scatena sulle loro teste, con una ferocia inaudita. Gli scudi non bastano a proteggerli.

La battaglia di Teutoburgo. Perchè Roma lasciò la Germania

I soldati romani capiscono in pochi attimi di essere vittime di un’imboscata, e non hanno modo di reagire né di schierarsi: continueranno, disperatamente, a marciare, bersagliati sui fianchi da un nemico invisibile. Qualcuno di loro sarà riuscito a riconoscere un rialzo di terra costellato di graticci, attraverso cui gli viene lanciato di tutto. La conoscono bene quella tecnica, è quella del terrapieno, l’hanno inventata loro. E sono consapevoli che non c’è scampo. Vengono bersagliati per due giorni; il terzo i superstiti, costretti a battaglia, vengono annientati. Ancora oggi, in alcuni musei tedeschi, si possono vedere i teschi di quegli uomini, orrendamente perforati.

Il loro generale, Publio Quintilio Varo, già ferito, quando capisce che la battaglia è perduta, si toglie la vita. Un ultimo gesto di onore. I Germani infieriscono sul suo corpo fino a staccargli la testa; che viene inviata a Marobod, re dei Marcomanni per invitarlo ad unirsi agli insorti. Gli unici a salvarsi sono una manciata di uomini che divengono però schiavi e pastori dei greggi nemici. Tre legioni vengono inghiottite dalla foresta. E’ la disfatta di Teutoburgo.

Rappresentazione della battaglia di Teutoburgo.

Rappresentazione della battaglia di Teutoburgo.

Siamo nel 9 dopo Cristo, e dopo anni di guerra civile tra Marco Antonio e Ottaviano, quest’ultimo, diventato Augusto, ha riformato lo Stato per garantire la pace. In politica estera il lavoro è molto, bisogna rettificare i confini dell’impero, e si utilizzano sistemi diversi, Con il regno orientale dei Parti si alterna la forza e la diplomazia. In Germania invece, si conducono numerose campagne militari per pacificare le regioni tra i fiumi Reno ed Elba. Il figli di Livia, Druso prima, Tiberio poi ottengono ottimi risultati, sottomettendo le popolazioni locali, disarticolando l’organizzazione dei nemici e arrivando a conquistare apparentemente quel territorio ostile e impenetrabile.

Ma la disfatta di Teutoburgo è una doccia gelata, sull’onore soprattutto, dell’esercito romano. Quando si verifica Augusto è un 72enne stanco, che ha visto e talvolta segnato di persona la morte di parenti ed amici, stremato dal potere, al quale non rimane altro che disperarsi. La barba cresce lunga, l’urlo “Varo, Varo, rendimi le mie legioni” risuona nei corridoi della sua residenza. Nel testamento, cinque anni dopo, impone di lasciare il confine sul Reno, non facendo menzione della sconfitta.

Germanico Giulio Cesare. Con 8 legioni affrontò i Cherusci di Arminio, annientandoli e vendicando l'onore di romani.

Germanico Giulio Cesare. Con 8 legioni affrontò i Cherusci di Arminio, annientandoli e vendicando l’onore di romani.

La statua eretta in onore di Arminio, considerato dai tedeschi come il liberatore della loro terra.

La statua eretta in onore di Arminio, considerato dai tedeschi come il liberatore della loro terra.

Ma i Romani devono riscattare l’onore e soprattutto impedire che si formi una coalizione germanica contro di loro. Il compito spetta al suo successore, Tiberio.

A 6 anni dalla sconfitta, uno dei più formidabili generali romani, Germanico, assieme al suo luogotenente Cecina,  40 anni di esperienza, ritorna con 8 legioni in quei luoghi, con il preciso scopo di ottenere una ultio per Teutoburgo, di vendicare cioè l’onore di Roma. Riescono infine a sconfiggere le popolazioni dei Marsi e dei Catti, ma soprattutto arrivano nei pressi del fiume Weser.

Si trovano faccia a faccia con l’ex ausiliario dell’esercito romano che li ha traditi, un Germano passato dalla parte dei suoi, che si chiama Arminio, l’ispiratore del massacro di Teutoburgo.

La campagna si svolge all’inizio con un gioco di movimenti, il tentativo di attirare Cecina in un’altra imboscata, che per poco non si trasforma in una nuova ecatombe. Ma alla fine i legionari ottengono quello che vogliono: si arriva alla battaglia campale contro gli uomini di Arminio. Erano sicuri di ripetere la loro impresa, i Germani, tanto che si erano portati delle catene per avvincervi i Romani dopo la vittoria, e invece l’organizzazione dei legionari ha la meglio e i Germani, come ci riporta Tacito, vengono annientati.

Una sola battaglia, però, non basta. Sul Vallo Angrivariano la situazione si ripete. Il destino vuole che i due eserciti non abbiano più alcuna possibilità di movimento, non possano arretrare o spostarsi per via delle condizioni naturali. Vincere o morire. E sono di nuovo i Romani ad avere la meglio, grazie alla loro superiorità tecnica. La sconfitta di Teutoburgo è vendicata. Il nemico è vinto.  Ma poi, poco dopo, direttamente da Roma, l’imperatore Tiberio comanda a Germanico di tornare indietro. Lo accusa di aver commesso degli errori, nella gestione soprattutto politica della campagna. E la conquista della Germania si interrompe.

Nasce così un quesito: perché i Romani hanno rinunciato? Fu un problema militare? La scarsa convenienza di insistere nella conquista di un territorio tutto sommato povero? Cosa sarebbe successo se fossero riusciti nella loro impresa? E nelle discussioni degli uomini di oggi, trovi italiani che rivendicano la grandezza dell’impero romano, e tedeschi che vedono nella battaglia di Teutoburgo un esempio di eroismo, un evento attorno a cui costruire il proprio sentimento nazionale. Gli orgogli nazionali, che appartengono più o meno ad ognuno di noi, riemergono con visioni contrapposte. Tipo Italia – Germania 4 a 3.

Giovanni Brizzi, professore di storia romana all'Università di Bologna

Giovanni Brizzi, professore di storia romana all’Università di Bologna

Per avere una risposta, ci siamo rivolti a Giovanni Brizzi, professore di storia romana all’Università di Bologna. Il viso da studioso, il rassicurante accento emiliano, la disponibilità a parlare. L’intervista si è svolta in un pomeriggio del venerdì dal telefono di casa sua.

Cerchiamo di capire la politica romana del tempo. Augusto viene a patti con i Parti, mentre in Germania avvia una serie di campagne di conquista. Si può dire che l’obiettivo iniziale dei Romani fosse conquistare fino al fiume Elba?

Alla fine sì. Bisogna distinguere tra le due realtà. L’impero dei Parti veniva sentito come una entità organizzata, in fondo simile a Roma, e quindi come un interlocutore con cui si poteva trattare. La Germania era un coacervo di tribù ancora prive di un’identità statuale precisa; e non offriva un interlocutore unico Cherusci e Marcomanni erano, per esempio, rivali.

Si parte da un episodio, il massacro di un gruppo di mercanti romani, seguito da un’incursione al di qua del Reno, con la sconfitta di una legione e -gravissimo- la perdita di una insegna. E’ il motivo per cui si scatena una guerra “giusta”, una guerra di pacificazione. L’obiettivo diverrà quello di arrivare al fiume Elba; linea che, una volta ricollegata al medio Danubio, già raggiunto da Roma, avrebbe consentito un confine più razionale.

Augusto sapeva che Varo era non un generale, ma un burocrate? Come può avergli affidato tre legioni? lui che raramente ha sbagliato una mossa?

Bisogna contestualizzare il momento. Augusto è certamente uno degli uomini politici più grandi di tutti i tempi, forse non solo in Occidente. Ma, da quando ha assunto definitivamente il potere è stato costretto ad affidare gli incarichi, soprattutto quelli militari di maggiore importanza, a membri della famiglia, della cui fedeltà sia certo (Druso e Tiberio, essenzialmente).

Ora Druso è morto, Tiberio è impegnato altrove; e, grazie alle misure non solo militari prese negli anni precedenti, la Germania pare sicura. Varo, un giurista legato ad Augusto per matrimonio, è il giurista che dovrebbe organizzarla; e anche in questo commette errori gravissimi. Quanto ad Augusto, si tratta di un uomo provato da decenni di guerre e di lotte per il potere (almeno dal 44 a.C., dalla morte di Cesare).

Ha 72 anni, è sfinito dalla morte, oltre che di Agrippa, amico e genero, di Druso e dei nipoti, figli della figlia che ha dovuto esiliare. L’errore è dovuto, tra l’altro, ad una percezione errata della situazione, trasmessagli probabilmente proprio Varo. La successiva rinuncia è la scelta di un uomo grandissimo, ma mortalmente stanco.

Quali sono stati gli errori di Varo?

Varo ha veramente infilato una lunghissima catena di errori. Sul piano politico ha irritato i locali pretendendo di imporre senza elasticità le forme economiche e giuridiche romane. Ha poi ignorato segnali precisi e preoccupanti. Il suocero di Arminio, Segeste, capo della fazione filoromana lo ha avvertito del complotto e gli ha fatto i nomi di quanti erano coinvolti.

Se Varo li avesse arrestati, la congiura sarebbe fallita sul nascere; ma il governatore romano ritiene che la voce sia una semplice calunnia. Sul piano militare, poi, le decisioni sono tragiche: ha solo tre legioni (le altre due –e per fortuna!- sono in Gallia…); e parte tardi, in autunno, in un momento climaticamente sfavorevole. Infine, anzichè percorrere strade sicure, come l’asse attrezzato lungo la Lippe, si infila (solo gli dei sanno perché…) nel Teutoburgiensis saltus dove sarà impossibile proteggersi e l’imboscata sarà agevolata al massimo. Infine trascina con sé su carriaggi, per essere ancor più impedito, le donne, i figli e i beni degli auxilia.

La ricostruzione della battaglia di Idistaviso, dove Germanico sconfisse Arminio, vendicando la disfatta di Teutoburgo.

La ricostruzione della battaglia di Idistaviso, dove Germanico sconfisse Arminio, vendicando la disfatta di Teutoburgo.

 

La disfatta di Teutoburgo ha fermato militarmente i Romani? In altre parole, si può dire che i Romani non ebbero la forza di riconquistare la Germania?

Dipende da cosa si vuol sostenere. Certo, mancò poi la volontà politica. Uno dei massimi storici tedeschi  viventi, Werner Eck, un’autorità sul tema, ha affermato che la Germania era stata, allora, effettivamente conquistata fino all’Elba; ed era già, in sostanza, una provincia dell’impero. Teutoburgo ha rappresentato una battuta d’arresto seria; ma militarmente non sarebbe stato un evento irreparabile.

Per quanto possa apparir tragica, la sconfitta non è certamente una delle peggiori tra quelle che i Romani hanno subito nel corso della loro storia. Dobbiamo pensare che sono state perse tre legioni su 27 operative, per un totale di neppure 20 mila uomini. Di fronte alla rivolta scoppiata in Giudea sotto Nerone i Romani inviano dapprima 35 mila uomini circa; sconfitti i quali (con la perdita di 5780 uomini) riprendono il controllo della regione impiegando senza particolari sforzi o problemi ben 60 mila soldati.

Bisogna ricordare poi anche un altro particolare importante. Druso e Domizio Enobarbo erano riusciti, durante le loro campagne, a costruire un’infrastruttura concepita per la conquista -strade difese e fortificazioni- che costituivano le basi per muoversi nel territorio. Intendo dire che le strutture per recuperare il terreno perduto esistevano già ed erano ancora funzionanti. Certamente c’erano da superare le difficoltà dell’ambiente e del clima. Ma si trattava di un problema, secondo me, risolvibile. Comunque sia, in battaglia campale i Romani sono tuttora superiori.

E allora perché i Romani hanno rinunciato alla riconquista della Germania?

Le ragioni di questa scelta debbono essere ricondotte ad opzioni politiche. Al di là del testamento di suo padre Augusto, che imponeva di rimanere sul Reno, ovviamente un monito importante anche sul piano psicologico -contraddire la politica del padre sarebbe stato difficile anche a livello personale- bisogna considerare che la riconquista di quei territori avrebbe richiesto un progetto a lunghissimo termine, per cui si sarebbero dovute consegnare a Germanico forze imponenti per un tempo congruo (per conquistare l’intera Spagna erano occorsi 180 anni!), con poteri ovviamente speciali.

E questo avrebbe potuto compromettere la stabilità politica dell’impero. In altre parole, Tiberio avrebbe dovuto concedere una delega importante a qualcuno che poteva finir per essere una minaccia nei suoi stessi confronti.

Agrippina, la moglie di Germanico. Dimostrava un attitudine al potere e una concezione di comando in stile orientale.

Agrippina, la moglie di Germanico. Dimostrava un attitudine al potere e una concezione di comando in stile orientale.

Da non dimenticare, in tal senso, la figura di Agrippina, la moglie di Germanico: una donna legata al mondo delle province settentrionali e al mondo degli eserciti, che girava incinta tra i legionari con il piccolo Caio Caligola in braccio, avendo grande prestigio fra le truppe e ostentando una concezione tutta orientale del potere, in aperto contrasto con quella di Augusto (e di Tiberio…).

Per cui non è escluso che Tiberio si sia sentito in una posizione politicamente insidiosa o almeno dubbia, in cui più importante di nuove conquiste era mantener saldo il potere.

In teoria Tiberio (generale forse migliore dello stesso Germanico…) avrebbe potuto prendere direttamente lui il comando delle operazioni, aveva dimostrato di averne le capacità. Ma l’impero era un’entità nata da poco, allontanarsi per molti anni da Roma era rischioso. Siamo lontani dai tempi di Traiano o Diocleziano, che potevano gestire l’impero senza nemmeno fare ingresso a Roma.

Per tutta questa serie di motivi, e anche perché l’onore dei Romani era stato riscattato, Tiberio, già critico verso le soluzioni ‘politiche’ di Germanico, finì per richiamarlo.

Teutoburgo quindi ha fermato i Romani in senso politico…

Sì, si può dire che Teutoburgo segni, per l’esercito romano, una sconfitta decisiva non militarmente, ma politicamente, mettendo in crisi la volontà di riconquistare la Germania. Anche a fronte di tutta una serie di situazioni interne all’impero, con cui i Germani non hanno nulla a che fare.

Ma dopo quella decisione i Romani non superarono mai più il fiume Reno? Si può dire che temessero di superarlo?

Che lo temessero assolutamente no. Anzi, compirono diverse campagne punitive nei confronti dei Germani, nel momento in cui questi superavano i confini. Crearono in più occasioni campi e fortezze oltre Reno e vere e proprie zone cuscinetto. Nei secoli successivi verranno conquistati gli Agri Decumates, e Corbulone arriverà fino al Mar Baltico a combattere i pirati, e anche lui verrà richiamato. Anche le guerre marcomanniche, combattute da Marco Aurelio, vedono sostanzialmente una vittoria romana, anche se, alla lunga, nuovamente non decisiva.

Se fosse stata conquistata la Germania fino all’Elba l’impero romano non sarebbe caduto?

Dobbiamo parlare per ipotesi, però a mio parere il vantaggio sarebbero stato solamente quello di una linea difensiva più breve e dunque più gestibile. Il crollo dell’Impero Romano va attribuito, secondo me, alla fine del ruolo, tutto occidentale, del cittadino-soldato, responsabile di fronte allo Stato. È stata la trasformazione del cittadino in suddito, sul modello degli Stati orientali, a causare il crollo.

La conquista della Germania avrebbe cambiato la situazione solo nel senso che il nemico da affrontare sarebbe in parte almeno stato diverso: sarebbe stato costituito dalle ‘genti dei cavalli’, i popoli non solo sarmatici delle steppe, addirittura meno assimilabili dei Germani, ma forse anche meno portati ad un insediamento stabile sulle terre dell’impero.

« I Germani andavano dicendo che i Romani erano invitti, e che nessuna sciagura poteva piegarli, poiché distrutta la flotta, perdute le armi, le spiagge coperte di carcasse di cavalli e di cadaveri, erano tornati ad assalire con lo stesso indomito valore e fierezza, quasi che si fossero persino moltiplicati in numero.
(Cornelio Tacito, Annali II, 25.)

Roberto Trizio

Roberto Trizio

Dopo una robusta preparazione classica, si dedica al giornalismo in stile anglosassone. Direttore editoriale dei portali di ExpoitalyWeb, è conoscitore del periodo storico della Roma antica, e firma approfondimenti su mostre di particolare valore.


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