Campo di grano con volo di corvi. L’ultimo quadro di Van Gogh

Campo di grano con volo di corvi. L’ultimo quadro di Van Gogh

“Campo di grano con volo di corvi” è uno dei dipinti più emblematici della vita di Vincent Van Gogh. Tristemente famoso perché con molta probabilità è stato l’ultimo dipinto del pittore olandese, il quadro racchiude in sé gli elementi più caratteristici della pittura di Van Gogh.

“Campo di grano con volo di corvi”, infatti, è una sintesi perfetta dell’essenza dell’autore, sia sul piano stilistico sia su quello allegorico. Da un lato, troviamo rappresentata la natura, tema caro all’artista, dall’altro leggiamo tutta la tensione e il tormento interiore che accompagnarono l’intera esistenza di Van Gogh.

Campo di grano con volo di corvi. L’ultimo quadro di Van Gogh

Il quadro, dipinto a olio su tela delle dimensioni di 50,5×103 cm, è oggi conservato nel Van Gogh Museum di Amsterdam. Van Gogh realizzò l’opera nel luglio del 1890. Il 27 dello stesso mese si sparò un colpo di pistola al petto e morì due giorni dopo. Per via di questa singolare coincidenza di date il quadro è ritenuto un presagio della sorte che sarebbe toccata al pittore.

L’appuntamento con la morte avvenne in un periodo di relativa serenità dell’artista che progettava di lasciare la pensione in cui viveva per andare a vivere in affitto in una casa a Auvers con il fratello, la cognata e il nipote. Evidentemente, però, i fantasmi interiori non avevano mai abbandonato l’animo di Van Gogh e, proprio, osservando “Campo di grano con volo di corvi” si può scorgere questo dualismo, la continua tensione fra la vita e la morte, tra la gioia e il dolore.

«Che farci – vedete, di solito cerco di essere di buon umore, ma anche la mia vita è attaccata a un filo, anche il mio passo vacilla» – scrive Van Gogh in una lettera al fratello Theo. «Ecco – ritornato qui mi sono rimesso al lavoro» si legge nella lettera. «Ho ancora dipinto tre grandi quadri. Sono delle immense distese di grano sotto cieli nuvolosi e non mi sento assolutamente imbarazzato nel tentare di esprimere tristezza e un’estrema solitudine».

Un dettaglio del dipinto "campo di grano con volo di corvi" di Vincent Van Gogh

Un dettaglio del dipinto “campo di grano con volo di corvi” di Vincent Van Gogh

Lo stile del quadro

Più che la realtà oggettiva, infatti, raffigurato nel dipinto è lo stato d’animo interiore. Un esteso campo di grano dal colore vivo e intenso contrasta con un cielo cupo che si prepara alla tempesta e nel quale vola uno stormo di corvi neri. Pochi elementi servono all’autore per rendere l’immagine della sofferenza così vivida e così tangibile. Ad alimentare il senso di disagio che si prova osservando il quadro, due elementi: lo stormo di corvi e i sentieri.

I sentieri

Tre sono le stradine tracciate all’interno del dipinto. I sentieri ai lati non hanno né un inizio né una fine chiari e non sembrano condurre in un punto preciso del quadro, mentre quello al centro è senza via d’uscita. La confusione interiore dell’autore è così fedelmente proiettata sulla tela.

La duplice interpretazione dei corvi

Anche lo stormo di corvi è un dettaglio molto discusso. Per coloro a cui appare che gli uccelli si allontanino dal campo il senso è di sollievo, per chi, invece, vede che lo stormo si avvicina il sentimento di angoscia si amplifica, quasi fosse simbolo di cattivo presagio. Ogni particolare della tela è carico di tensione.

I colori

La luminosità del campo, reso con le pennellate violente di un colore intenso e brillante, sta per cedere il passo al buio e all’oscurità del cielo, portatore di tempesta. Pochi i colori fondamentali utilizzati da Van Gogh. Su una base rossa, le pennellate gialle sono usate per raffigurare il grano, segni verdi e rossi indicano i sentieri, il blu cobalto è utilizzato per rendere il cielo di un colore quasi innaturale. Non manca il nero, usato per rappresentare i corvi. Il ritmo vorticoso delle pennellate dà forma alla sofferenza del pittore, facendosi portatore del suo grido di dolore.

Vincent Van Gogh in un autoritratto

Vincent Van Gogh in un autoritratto

Un genio incompreso

Vincent Willem van Gogh nacque a Zundert, in Olanda, il 30 marzo del 1853. Autore di oltre ottocento tele e di più di mille disegni, Van Gogh iniziò la sua carriera artistica piuttosto tardi. Dopo aver lavorato per una ditta di mercanti d’arte, il pittore olandese iniziò a dipingere all’età di 27 anni.

Nel 1886, il trasferimento in Francia segnò una svolta per la sua vita personale e professionale. Prima visse a Parigi, dove raggiunse il fratello Theo che dirigeva una galleria d’arte, poi si trasferì nel sud della Francia. Nei due anni di soggiorno parigino conobbe i maggiori pittori del periodo come Seurat, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Pissarro, Bernard. Da loro egli apprese il gusto per i colori brillanti che da questo momento in poi furono il tratto distintivo delle sue opere.

Non fece mai più ritorno in Olanda. Morì a Auvers-sur-Oise, il 29 luglio 1890 a soli 37 anni dopo essersi sparato al petto con una pistola. Gli ultimi anni della sua vita furono tormentati dai frequenti disturbi mentali. Nonostante i suoi contemporanei non seppero riconoscere e apprezzare appieno il valore delle sue opere, Vincent Van Gogh è oggi considerato uno dei pittori che ha maggiormente influenzato l’arte del XX secolo.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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