Il Dittico Barberini: l’avorio bizantino dell’imperatore misterioso

Il Dittico Barberini: l’avorio bizantino dell’imperatore misterioso

Il Dittico Barberini: l’avorio bizantino dell’imperatore misterioso è una preziosa traccia dell’antichità. L’avorio Barberini, noto anche come dittico Barberini, risale all’età bizantina. Il tema classico dell’imperatore che trionfa viene rappresentato con incisioni a basso e ad altorilievo su una tavoletta di avorio. L’opera, composta da quattro placche di cui una andata perduta, è databile alla prima metà del VI secolo. Oggi la preziosa testimonianza è conservata al Museo del Louvre di Parigi.

Il Dittico Barberini: l’avorio bizantino dell’imperatore misterioso

Avorio Barberini altrimenti noto come dittico

Avorio Barberini altrimenti noto come dittico

Avorio di elefante delle dimensioni di 342x268mm, il dittico era originariamente decorato con pietre preziose. Soltanto sette sono le perle rimaste ancora oggi. Sulla placca centrale è raffigurato il tema portante dell’opera, un imperatore a cavallo dalla non facile identificazione, mentre nella fascia inferiore una schiera di personaggi che recano doni. Sul rovescio della tavoletta, che si presenta piatto e liscio, vi sono delle striature incise sopra le scritte in inchiostro che recitano una preghiera per i defunti.

Il dittico arrivò in Gallia già intorno al 613, ma dell’opera non si hanno notizie fino al 1625 quando l’avorio venne offerto da Nicolas-Claude Fabri de Peiresc al legato Francesco Barberini ad Aix-en-Provence. Quindi, il dittico entrò nella collezione Barberini a Roma. L’opera venne, poi, acquisita dal Louvre nel 1899 dove tuttora è conservata.

Lo stile raffinato e la ricchezza di dettagli

Probabilmente realizzato all’interno di una bottega costantinopolitana, il dittico mescola il tema classico dell’imperatore trionfante alle motivazioni cristiane secondo cui la vittoria è ottenuta grazie alla benevolenza di Cristo. Tutta la disposizione delle incisioni ruota attorno al pannello centrale di notevole qualità stilistica.

L’imperatore trionfante viene ritratto con una lancia nella mano destra conficcata nella terra e con le redini del cavallo nella sinistra. Dietro alla lancia si intravede la figura di un barbaro ricurvo, simbolo della sottomissione del nemico. Sotto il cavallo la presenza di una donna seduta per terra con le gambe incrociate. Il vestito lascia scoperto il seno destro e, nella mano sinistra, la donna reca dei frutti, mentre con la destra regge il piede dell’imperatore. In questo modo viene rappresentata la Terra, portatrice di prosperità e dominata simbolicamente dalla figura dell’imperatore.

Il pannello laterale del dittico Barberini

Il pannello laterale del dittico Barberini

Nell’angolo superiore destro della placca è raffigurata una Vittoria alata, in piedi su un globo. L’imperatore indossa la tenuta militare del comandante in capo dell’esercito. Sul capo una corona decorata di perle. I tratti del viso pur essendo abbastanza marcati suggeriscono un’espressione sorridente.

Le placche laterali sono di un rilievo meno elevato. A sinistra troviamo un ufficiale che porta in mano una statuetta della Vittoria, probabilmente da donare all’imperatore. Ai suoi piedi un sacco in cui è custodito il bottino di guerra. Nel pannello inferiore sono incisi numerosi personaggi. Con ogni probabilità si tratta di una processione di barbari che portano doni all’imperatore. Il pannello superiore è occupato da due angeli, versione cristiana delle vittorie alate, che sorreggono un grande medaglione raffigurante il busto di Cristo con in mano uno scettro con una croce.

Le ipotesi sull’identità dell’imperatore

Poco si sa riguardo all’identità dell’imperatore, protagonista del dittico. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, fra i proprietari dell’avorio, era convinto che si trattasse di Eraclio. Altre ipotesi fanno coincidere l’imperatore raffigurato con Costantino I, Costanzo II, Zenone, Anastasio I o Giustiniano I. A rendere più complicati gli studi sull’identificazione, il fatto che l’imperatore raffigurato non debba necessariamente coincidere con quello sotto il quale l’avorio è stato realizzato.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.