Addio a Frutiger, il più grande disegnatore di caratteri tipografici

Addio a Frutiger, il più grande disegnatore di caratteri tipografici

È morto il più famoso disegnatore di caratteri tipografici al mondo. Adrian Frutiger si è spento lo scorso 10 settembre nella sua casa in Svizzera, all’età di 87 anni. È stato l’inventore di numerosi font utilizzati per le scritte e segnaletiche in aeroporti, stazioni della metropolitana e strade di tutto il mondo.

Addio a Frutiger, il più grande disegnatore di caratteri tipografici

In circa cinquant’anni di carriera, Adrian Frutiger ha ideato e realizzato alcuni dei caratteri tipografici più usati e diffusi nel XX secolo. “Univers” e “Frutiger”, fra i più famosi. Con più di quaranta font inventati, un numero altissimo per la carriera di un disegnatore, Frutiger si è distinto per il suo stile sobrio ed elegante che rendeva leggibile qualsiasi scritta a qualunque distanza.

Fra i caratteri tipografici più noti, c’è l’“Univers”, impiegato in tutta la programmazione dei Giochi Olimpici del 1972 a Monaco di Baviera, e “Frutiger” – dal suo nome stesso – impiegato soprattutto nella segnaletica di alcuni aeroporti.

L’invenzione del font “Frutiger”

Nei primi anni settanta l’autorità aeroportuale francese incarica Frutiger di creare un carattere per la segnaletica ai viaggiatori del nuovo aeroporto internazionale Charles de Gaulle a Parigi. Leggibilità sotto ogni angolazione è il primo requisito che gli viene chiesto. Frutiger, in un primo momento, pensa di poter adattare il già ideato “Univers”, ma poi decide che l’aspetto del font è ormai datato e troppo legato agli anni Sessanta.

Alcuni dei più famosi caratteri inventati da Adrian Frutiger

Alcuni dei più famosi caratteri inventati da Adrian Frutiger

È così che inventa un nuovo tipo di carattere che prenderà il suo stesso nome “Frutiger” e che sarà usato, fra l’altro, anche per la segnaletica dell’aeroporto “John F. Kennedy International Airport” di New York.Lo stile di Adrian Frutiger è senz’altro uno stile incredibilmente leggibile e neutro, ma allo stesso tempo riconoscibile.

Nel 1968 Frutiger progetta il font “OCR-B”, che sarà adottato, cinque anni più tardi, come lo standard mondiale per il riconoscimento ottico dei caratteri. La sua genialità sta dunque nell’aver inventato caratteri leggibili allo stesso modo dalle persone e dalle macchine.

Progettare dei nuovi caratteri tipografici è un’arte che richiede tempo e riflessione, poiché non necessariamente un carattere bello esteticamente risulta essere anche leggibile. Si tratta di avere rispetto per le proporzioni, gli spazi e le inclinazioni. Frutiger aveva ben chiaro tutto questo. L’avvento della modernità ha complicato ulteriormente il processo di ideazione, dal momento che i caratteri non sono stampati solo su carta ma posso essere riportati su segnali stradali e schermi elettronici.

La lettera è come un volto

Lo stesso Frutiger avrebbe dichiarato ad una rivista svizzera che «una lettera segue gli stessi canoni di bellezza di un volto: una bella lettera è perfetta nelle proporzioni. Se la barra della “T” è posizionata troppo in alto, oppure se la curva di una “A” si trova troppo in basso, questa sproporzione stride come un naso lungo o un mento piccolo».

Frutiger prestava particolare attenzione alla parte interna delle lettere, ovvero allo spazio all’interno di una “O” o nella piega di una “C”. «La definizione di tale spazio – sosteneva – serve a delineare e distinguere una lettera da un’altra, come nel caso di una “O” maiuscola dallo zero.

Dal sogno di scultore a disegnatore affermato

Figlio di un tessitore, Adrian Frutiger Johann è nato il 24 maggio del 1928 a Unterseen, vicino a Interlaken, in Svizzera. Da giovane sognava di essere uno scultore, ma, scoraggiato dal padre nell’intraprendere un mestiere considerato pieno di incertezze, trova lavoro come apprendista tipografo.

Nel 1952, dopo la laurea alla Scuola di Arti Applicate di Zurigo, Frutiger si trasferisce a Parigi, dove viene assunto come disegnatore per la società Deberny & Peignot, diventandone il direttore artistico. È durante questo periodo che Frutiger crea alcuni dei suoi primi caratteri, tra cui Président, Méridien e Ondine.

Adrian Frutiger in uno scatto di Henk Gianotten

Adrian Frutiger in uno scatto di Henk Gianotten

Nel 1960 fonda il suo studio a Parigi. Con gli anni e l’esperienza, Frutiger impara che i caratteri stampati sui libri non hanno la stessa leggibilità di quelli usati per la segnaletica. Progetta, così, un font in grado di essere letto chiaramente da qualsiasi angolazione.

Nel 1990 Frutiger ritorna in Svizzera, dopo quasi quarant’anni di vita a Parigi. Ci rimarrà fino al giorno della sua morte, avvenuta a Bremgarten bei Bern lo scorso 10 settembre. Lascia un figlio, Stéphane e i fratelli Roland ed Erich e molti nipoti e pronipoti.

Frutiger sposa Paulette Flückiger, che morirà nel 1954, dopo aver dato alla luce il loro figlio. Nel 1955 il disegnatore si sposa con Simone Bickel, che muore nel 2008. Dal secondo matrimonio nascono due figlie, Anne-Sylvie e Annik, che muoiono suicide. Con la moglie, Frutiger istituisce l’“Adrian e Simone Frutiger Foundation”, che sostiene la ricerca in neuropsicologia e salute mentale.

Numerosi i riconoscimenti arrivati durante tutta la carriera di Frutiger, tra cui la medaglia del Type Directors Club. Frutiger ha scritto molti libri. Un’antologia della sua opera, a cura di Heidrun Osterer e Philipp Stamm, è stata pubblicata in inglese con il titolo “Adrian Frutiger – Caratteri tipografici: The Complete Works”.

Fra gli altri caratteri tipografici da lui inventati troviamo Avenir, Centennial, Egyptienne, Ercolano, Iridium, Serifa, Vectora e Versailles.

«Il vero punto della tipografia è non accorgersi di essa» – ha dichiarato in un’intervista sul sito web della società Linotype. «È come accorgersi della forma semplice di un cucchiaio» – ha continuato. «Il cucchiaio così come le lettere sono strumenti: del primo abbiamo bisogno per ingerire cibo da una ciotola per nutrire il corpo, delle seconde abbiamo bisogno per ingerire nutrimento mentale da un pezzo di carta».

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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