Giochi di bambini, l’opera di Bruegel che racconta la noia

Giochi di bambini, l’opera di Bruegel che racconta la noia

Una scena affollata che ritrae soggetti dall’espressione a metà strada fra la monotonia e la piattezza, Giochi di bambini, l’opera di Bruegel il Vecchio è un utilissimo documento su come adulti e ragazzi trascorrevano il loro tempo libero nella metà del Cinquecento.

Dipinto a olio su tavola delle dimensioni di 118×161 cm, il quadro, realizzato nel 1560, è oggi conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ben poco si sa dell’iter che lo ha condotto nel museo della capitale austriaca. Soltanto qualche testimonianza certifica che l’opera venne acquistata nel 1594 dall’arciduca Ernesto d’Asburgo.

Il dipinto "Giochi di bambini" di Pieter Bruegel il Vecchio - 1560

Il dipinto “Giochi di bambini” di Pieter Bruegel il Vecchio – 1560

Giochi di bambini, Bruegel racconta la noia del quotidiano

“Giochi di bambini” raffigura una grande piazza che accoglie gruppi di bambini, intenti a giocare. Più di ottanta giochi tipici di quel periodo sono rappresentati nel quadro. Grazie a questa sorta di fotografia siamo, dunque, in grado di capire come passavano il tempo i bambini vissuti nella seconda metà del Cinquecento. Dal dipinto, infatti, sono facilmente riconoscibili, fra gli altri, i giochi come “fare un finto matrimonio”, “mosca cieca”, “pentolaccia”, “morra”, “scarica barili”.

La scena viene ritratta da un punto di ripresa leggermente rialzato che permette di godere di una visione più dettagliata di quanto accade nella piazza. Le figure sono disposte in maniera equilibrata, con l’alternarsi di gruppi di bambini a personaggi singoli. Anche la resa dei soggetti appare chiara e ben distinguibile dal resto grazie alla consistenza data al terreno che si presenta ora a macchie, ora polveroso, ora fangoso.

Le figure dalle linee arrotondate si stagliano sullo sfondo grazie ai contorni netti utilizzati da Bruegel. Sulla sinistra, nella parte superiore del dipinto, l’artista offre un punto di fuga all’osservatore, grazie allo scorcio di natura offerto dagli alberi e dal fiume e dalla veduta delle case in lontananza.

Lo stile dell’opera

Se a un primo sguardo il quadro rimanda ad un’atmosfera di allegria e di convivialità, ad una più attenta osservazione ci si accorge che non è proprio così. I volti dei bambini, ripresi nell’atto di giocare, infatti, sono tutt’altro che felici. A segnare le loro espressioni un sentimento di monotonìa. I fanciulli appaiono annoiati, quasi come l’atto del gioco sia un affare inutile, compiuto come un gesto meccanico. I giochi non sarebbero altro che una mera imitazione della vita degli adulti. A sottolineare questo, alcune messe in scena ideate dai bambini che fingono di celebrare un matrimonio o un battesimo e, ancora, le sequenze dei piccoli che indossano una maschera da adulto per spaventare i passanti.

Un presunto autoritratto di Pieter Bruegel

Un presunto autoritratto di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel non era estraneo a questo tipo di messaggi. In tutta la sua produzione, infatti, viene ripreso l’uomo nella sua bestialità. Le azioni umane vengono percepite come inutili e svolte senza alcuna soddisfazione. Ad aggiungere un che di grottesco all’opera, senza dubbio, il fatto che i protagonisti siano dei bambini che, prima ancora di affacciarsi alla vita, nutrono già tali sentimenti di apatìa nella loro quotidianità.

Il cantore della quotidianità

Pieter Bruegel o Brueghel nasce a Breda intorno al 1525- 1530. Il pittore olandese è conosciuto con il soprannome di “il Vecchio” per distinguerlo dall’omonimo figlio primogenito, che intraprese la stessa carriera del padre.

Non solo pittore, ma anche disegnatore e incisore, Bruegel è considerato il più grande artista della prima metà del Cinquecento nel nord Europa. Malgrado il periodo di attività piuttosto breve, ha lasciato circa una settantina di opere che presentano episodi di vita quotidiana, paesaggi, ma anche scene tratte dalla Bibbia e dai proverbi. Muore a Bruxelles il 5 settembre del 1569.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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