Gustave Courbet, vita di un pittore erotico e spregiudicato

Gustave Courbet, vita di un pittore erotico e spregiudicato

Convinto che l’arte e la pittura, in particolare, dovesse farsi portatrice delle istanze della contemporaneità, Gustave Courbet ritrae nei suoi quadri la quotidianità nella sua durezza e nella sua banalità. Democratico e socialista, non si sottrae mai nel prendere posizione nei dibattiti politici, facendosi portavoce della lotta contro le difficili condizioni di lavoro dei contadini e dei più poveri.

Il realismo dei suoi dipinti serve a dimostrare la vita così com’è, senza alcun filtro, per suscitare una reazione e una presa di coscienza dell’osservatore di fronte alle diseguaglianze sociali. Negli ultimi anni di vita il presidente della Repubblica francese gli impone di pagare un grosso debito, per colpa del quale è costretto a fuggire in Svizzera.

Gustave Courbet, vita di un pittore erotico e spregiudicato

Jean Désiré Gustave Courbet nasce a Ornans il 10 giugno 1819 da una famiglia di ricchi contadini. A diciott’anni si trasferisce nella vicina Besançon per studiare legge come avrebbero voluto i genitori. Gustave disattende, però, le loro attese iscrivendosi all’Accademia. Appena ventenne arriva a Parigi dove vivrà gran parte della sua esistenza. Mentre frequenta l’atelier di M. Steuben, Courbet comincia a copiare i dipinti esposti al Louvre.

Il dipinto "Uomo disperato" di  Gustave Courbet del 1843-45

Il dipinto “Uomo disperato” di Gustave Courbet del 1843-45

Gli inizi nella capitale francese non sono facili. Rifiutato più volte dal Salon, nonostante l’apprezzamento da parte dei critici più giovani, Courbet inizialmente viene mantenuto dalla famiglia. In questo periodo conosce Virginie Binet, la compagna dalla quale avrà un figlio nel 1847. Il pittore francese sviluppa ben presto uno stile proprio e guarda con ammirazione l’eredità lasciata dai pittori spagnoli e fiamminghi.

Proprio nel 1847, durante un viaggio nei Paesi Bassi, Courbet impara la lezione di Rembrandt, Hals e gli altri olandesi. Da qui sempre più accesa la convinzione che la pittura debba rappresentare ciò che accade nella vita di tutti i giorni. Intanto la fortuna comincia a girare. Uno dei suoi dipinti viene esposto al Salon e un mercante olandese gli commissiona un ritratto.

Il successo

Le amicizie con il poeta Charles Baudelaire, e il filosofo anarchico Pierre-Joseph Proudhon, lo spingono sempre di più verso l’impegno politico e sociale. Nel 1848 dipinge “Funerale a Ornans”. Un’opera imponente delle dimensioni di oltre 3X6metri, che fotografa in maniera straordinariamente realistica un rito banale e comune come quello della sepoltura. Come dichiara lo stesso Courbet, per i personaggi non vengono usati modelli – come di solito accade in quel periodo – ma le persone reali che presenziano al funerale. L’opera scatena un enorme dibattito e, in pieno romanticismo, comincia a farsi spazio l’approccio realistico.

Ormai accettato dal Salon, nel 1850 Courbet espone ben tre dipinti il “Funerale a Ornans”, “Gli spaccapietre” e “I contadini di Flagey”. La quotidianità irrompe prepotentemente nell’arte, diventandone protagonista. Intanto, dal punto di vista politico, il 1848 segna una profonda cesura. Il re Luigi Filippo è costretto ad abdicare in seguito ad un’insurrezione e viene instaurato un governo popolare. Courbet si schiera al fianco del fronte popolare.

"Origine du Monde", dipinto da Gustave Courbet nel 1866

“Origine du Monde”, dipinto da Gustave Courbet nel 1866

L’origine du monde e l’erotismo

Alla fine degli anni sessanta dell’Ottocento, il pittore dipinge una serie di opere a carattere erotico. La più famosa è, senza dubbio, “L’origine du monde”, dove viene raffigurato – senza alcun filtro, in piena coerenza con i princìpi del realismo – l’organo genitale femminile. L’opera, oggi esposta al Musée d’Orsay, non è l’unica a suscitare scalpore. Anche “Il Sonno” (“Les Dormeuses”) fa parte del filone erotico. Sebbene non autorizzati ad essere esposti in pubblico, i dipinti non fanno che accrescere la fama di Courbet.

Nel 1870 Courbet fonda la Federazione degli artisti. A testimonianza della sua insofferenza nei confronti del potere ufficiale, rifiuta di accettare l’onorificenza della Legion d’onore offertagli da Napoleone III. Dopo quel gesto, che lo rende popolare tra gli oppositori del regime, nel 1871, viene messo a capo di tutti i musei della città. Siamo nel periodo in cui Parigi vive l’esperienza governativa della Comune.

Il carcere e il debito da pagare

Sempre in quegli anni, viene ritenuto responsabile della distruzione della “Colonna della Grande Armée” di Place Vendôme, monumento-omaggio alle conquiste di Napoleone Bonaparte. La corte marziale di Versailles lo condanna, per questo, a sei mesi di carcere e al pagamento di una multa di 500 franchi.

Gustave Courbet fotografato da Nadar

Gustave Courbet fotografato da Nadar

Non basta. Due anni più tardi il presidente Patrice de Mac-Mahon vuole ripristinare la colonna e decide che Courbet deve pagare le spese dei lavori. Il debito accollato al pittore è esorbitante. Si tratta di 323.091 franchi e 91 centesimi da pagare in rate annuali di 10.000 franchi l’una per i successivi trentatré anni. Per evitare la bancarotta, Courbet fugge in Svizzera dove morirà il 31 dicembre del 1877, un giorno prima del pagamento della prima rata del debito imposto dal governo francese. Ammalato di cirrosi epatica, Courbet si spegne all’età di cinquantotto anni a La Tour-de-Peilz e viene sepolto nella città natale di Ornans.

Il realismo come strumento di denuncia

Padre del realismo in pittura, Courbet è stato prima di tutto un uomo che non ha mai avuto paura di schierarsi ed esporsi in prima linea. Il significato del realismo, per lui, non stava tanto nella precisione delle linee e delle forme quanto nel messaggio senza filtri che, efficace, arriva dritto allo spettatore.

L’uso del colore, spontaneo e immediato, scaturisce dall’osservazione diretta della realtà. Anarchico non solo nelle idee politiche, Courbet rifiuta fin da subito di restare ingabbiato nelle maglie della tradizione. Studia quasi da autodidatta, sviluppando prestissimo uno stile personale ben definito.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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