Dagli Impressionisti a Picasso. La mostra delle avanguardie

Dagli Impressionisti a Picasso. La mostra delle avanguardie

«La soluzione brillante di una crisi profonda». È così che nasce il progetto della mostra “Dagli Impressionisti a Picasso”, allestita nelle sale dell’appartamento del doge nel Palazzo Ducale di Genova. Una carrellata di capolavori, da Monet a Cézanne, da Van Gogh a Matisse, approdano da Detroit a Genova, percorrendo l’itinerario inverso a quello compiuto da Cristoforo Colombo nel 1492.

Sono ben 52 le opere che, per l’esposizione, sono state trasferite dal Detroit Istitute of Arts al capoluogo ligure, dove resteranno in mostra per duecento giorni. “Dagli Impressionisti a Picasso”, infatti, ha aperto i battenti lo scorso 25 settembre e sarà visitabile fino al 10 aprile 2016.

Dagli Impressionisti a Picasso. La mostra delle avanguardie

La soluzione ad una crisi, dicevamo dunque. È proprio questo il motivo che ha spinto il museo di Detroit a dare in prestito un corpus di opere così preziose per un periodo di tempo così lungo. A spiegarcelo è Stefano Zuffi, curatoreinsieme a Salvador Salort-Pons, direttore del Detroit Istitute of Arts – della mostra.

«La città di Detroit ha vissuto e sta ancora attraversando una crisi economica molto profonda legata alla deindustrializzazione e al rallentamento della produzione industriale nel settore automobilistico. Il comune di Detroit, che in passato ha persino dichiarato bancarotta, ha la proprietà del museo, che rischiava di vedere vendute alcune delle sue opere per ripianare i debiti. Il rischio – racconta Zuffi – è stato sventato solo un anno fa, grazie ad una sottoscrizione pubblica, ma il museo deve comunque mantenersi. Ecco, quindi, che la direzione del museo ha selezionato un nucleo di cinquantadue opere da prestare dietro compenso».

"Bagnante seduta" di Auguste Renoir dipinto fra il 1903-1906

“Bagnante seduta” di Auguste Renoir dipinto fra il 1903-1906

La scansione temporale e l’allestimento

L’occasione di rivedere queste opere riunite ed esposte tutte insieme, lontano da Detroit, è più unica che rara e quella offerta dalla mostra “Dagli Impressionisti a Picasso” è un’opportunità ghiotta e irripetibile per ammirare i capolavori che hanno anticipato il gusto del moderno e che sono stati espressione dell’Europa tra fine Ottocento e inizio Novecento.

L’esposizione è innanzi tutto un viaggio nel tempo. Grande importanza viene data alla contestualizzazione delle opere e la successione cronologica scandisce il tempo stesso della mostra. Motivo, questo, per cui il visitatore è accolto in una «sala senza opere, con un forte intervento grafico che lo coinvolge in un’epoca di cambiamenti che va dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Venti del Novecento» – spiega Stefano Zuffi.

Ogni opera è corredata da una serie di informazioni di carattere storico, artistico e culturale, «alcune delle quali appositamente pensate per un pubblico di bambini. In questa mostra c’è stata un’attenzione didattica peculiare per i visitatori più giovani e più piccoli» – tiene a precisare il curatore. Durante il percorso espositivo, inoltre, si alternano, sale più grandi con un carattere collettivo, dove sono illustrati i gruppi e le avanguardie, e sale più piccole dedicate monograficamente ai singoli pittori.

Prima sala – l’Impressionismo

La prima sala è dedicata all’Impressionismo e si apre con tre opere significative: un paesaggio di Monet, intitolato “Gladioli”, «opera esemplare per lo stile di pittura en plein air»; un paesaggio di Pissarro, “Il sentiero”, «in cui l’autore compie un esperimento sul colore quasi di tipo pointilliste»; e, infine, un ritratto femminile di Renoir, “Donna in poltrona”, datato 1874, «anno della prima mostra collettiva degli impressionisti».

Già questa prima sequenza è molto utile per capire qual è la carica di novità portata dall’Impressionismo. Il percorso in sala prosegue con altri due dipinti di Renoir, uno di Courbet e un quadro di Carolus Duran, «esempio del gusto tipico dei committenti parigini di quel tempo». «Bisogna ricordare – sottolinea Zuffi – che il pubblico francese non amava gli impressionisti perché ritenuti troppo sbrigativi, poco definiti e poco pazienti nell’esecuzione. Questo spiega il motivo per il quale molti capolavori della pittura impressionista e post-impressionista non siano più in Francia, ma siano stati acquistati da molti collezionisti di tutto il mondo, fra cui quelli statunitensi».

"Ballerine nella stanza verde" di Edgar Degas - 1879

“Ballerine nella stanza verde” di Edgar Degas – 1879

La sala monografica – Degas

«Nella seconda sala, più raccolta, ci sono cinque splendidi quadri di Degas che rappresentano tutti i suoi temi: il ritratto, la scena dei cavalli, le ballerine e gli interni borghesi. Ciascuna di queste opere rivela la straordinaria capacità di Degas nel disegno e la sua peculiarità nella lettura attenta e appassionata della realtà, interpretata anche attraverso nuovi sistemi di immagine». «Nei dipinti – ci racconta il curatore – si nota come Degas si confrontasse con la macchina fotografica, per l’inquadratura, l’istantaneità e a volte anche per la casualità di ciò che viene inquadrato».

La sala monografica – Cézanne

La terza sala presenta un altro gruppo monografico con quattro dipinti di Cézanne, «pittore intorno al quale si realizza il passaggio tra l’Impressionismo più fresco e quello teso ad una pittura più meditata e interiore, dove la scomposizione dell’immagine è più evidente». Fra le opere esposte spicca la “Montagna di Saint-Victoire”, che domina la campagna di Aix-en-Provence, che Cézanne ha più volte rappresentato nel corso della sua vita.

"Autoritratto" di Van Gogh -1887

“Autoritratto” di Van Gogh -1887

Il Post-Impressionismo

Dopo le due sale monografiche si torna ad una sala collettiva che accoglie l’evoluzione dell’Impressionismo. «Due gli autoritratti che catturano l’occhio del visitatore: quello di Van Gogh e quello di Gauguin, due artisti, dei quali è possibile notare le differenze. Dalla pittura che rappresenta quasi uno stato febbrile reso attraverso l’uso di colori vivaci si passa allo sguardo più sornione e interrogativo nei confronti dell’Occidente di Gauguin».

Sempre nella stessa sala troviamo uno degli ultimi quadri dipinti da Van Gogh, un paesaggio estivo sulle rive del fiume Oise. E, ancora, opere di Bonnard, Paula Modersohn Becker, Maurice Denis e Odilon Redon.

Matisse e Modigliani

Nella sala successiva, dedicata alla pittura del primo Novecento a Parigi, si può fare un confronto fra tre grandi tele di Matisse – tra cui “La Finestra” del 1916 che è «una pausa di poesia durante gli orrori della Prima Guerra Mondiale» e altri tre raffinatissimi ritratti di Modigliani.

"Il caffè" di Henri Matisse - 1916

“Il caffè” di Henri Matisse – 1916

Espressionismo tedesco

Si apre, a questo punto, una sezione ampia dedicata alle avanguardie dell’Espressionismo tedesco. «Il Detroit Institute of Arts – ci ricorda Stefano Zuffi – è stato per vent’anni diretto dal grande storico dell’arte tedesco, William Valentiner, che conosceva personalmente gli artisti e che aveva forti legami con il mercato della pittura tedesca».

Da segnalare “Studio per dipinto con forma bianca” di Kandinsky, «che segna il passaggio dal figurativo all’astrattismo con un’esplosione lirica del colore»; e, ancora, «un inquietante, durissimo ma anche affascinante autoritratto di Otto Dix; i paesaggi di Oskar Kokoschka e le tele cariche di colore e di sentimento di Nolde e Kirchner, fino ad un altro autoritratto di Max Beckmann».

La sala conclusiva – Picasso

La mostra si chiude con la sezione dedicata a Picasso, di cui sono esposti «sei dipinti che appartengono a differenti momenti della sua lunghissima carriera». «Si inizia con la “Testa di Arlecchino” del “periodo rosa”, il periodo più figurativo; poi si assiste al passaggio verso il cubismo con il ritratto dell’amico Manuel Pallarés e si prosegue con “Natura morta” e con un quadro molto affascinante: si tratta di un grande ritratto femminile degli anni ’20, impostato secondo un ritorno all’ordine, che appare monumentale, classico».

"Donna seduta" di Pablo Picasso - 1960

“Donna seduta” di Pablo Picasso – 1960

I quadri che chiudono la mostra sono “Ragazza che legge”, dipinto l’anno dopo Guernica, caratterizzato da «quella tipica deformazione proverbiale dei dipinti di Picasso» e infine “Donna seduta”, realizzato dall’artista alla soglia degli ottant’anni e che testimonia l’estrema vitalità del pittore spagnolo.

A chiudere il cerchio del percorso espositivo una singolare curiosità. «Prima di uscire si attraversa la cappella di Palazzo Ducale, un ambiente barocco e ricco di affreschi, uno dei quali rappresenta Cristoforo Colombo che sbarca in America. Pare un finale un po’ ironico, visto che queste opere, venendo dall’America a Genova, hanno fatto il percorso inverso» – commenta Stefano Zuffi.

Curare una mostra vuol dire entrare a stretto contatto con lo spirito delle opere e dei loro autori. Qual è, dunque, il quadro a cui è più legato affettivamente Stefano Zuffi? «Il dipinto di Degas “Violinista e giovane donna”, che ritrae un interno borghese con un uomo che accorda un violino mentre una ragazza sfoglia un libro, trovo sia di una qualità esecutiva eccezionale» – confessa Zuffi.

“Dagli Impressionisti a Picasso”, organizzata dal Detroit Institute of Arts, è prodotta da MondoMostre Skira, insieme a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.