La Passione di Torino, Hans Memling e il suo Cristo triste

La Passione di Torino, Hans Memling e il suo Cristo triste

L’intero ciclo della passione di Cristo raffigurato su un’unica tela, La Passione di Torino – si potrebbe dire – è un quadro “narrativo” poiché, alla stregua di un libro, racconta tutti gli episodi che hanno accompagnato il martirio di Gesù, e lo fa con un’estrema capacità di sintesi e con una potenza figurativa rare.

Dipinta nel 1471 dal pittore tedesco – ma di formazione fiamminga, Hans Memling, l’opera è oggi conservata nella Galleria Sabauda di Torino.

La Passione di Torino, rappresentazione cinematografica del martirio di Cristo

Il quadro è un dipinto a olio su tavola delle dimensioni di 56,7×92,2 cm. Prima di arrivare alla Galleria Sabauda, sappiamo che “La Passione di Torino” apparteneva al duca Cosimo I che donò l’opera a papa Pio V. Il pontefice fece trasferire il dipinto nel convento dei domenicani di Bosco Marengo e da qui, nel 1832, arrivò nella Galleria Sabauda di Torino, dove tutt’ora è custodito.

La tavola fu commissionata a Memling, probabilmente, da Tommaso Portinari, banchiere a Bruges per conto dei Medici, insieme alla moglie Maria. I due committenti trovano spazio nel dipinto. Entrambi, infatti, sono raffigurati alle due estremità in basso dell’opera.

La descrizione del martirio

Un dettaglio del dipinto "Passione di Torino" di Hans Memling

Un dettaglio del dipinto “Passione di Torino” di Hans Memling

Ad un primo sguardo “La Passione di Torino” sembra raffigurare una scena corale ambientata in una cittadina dai tipici tratti del Nord Europa, con torri e guglie. In realtà, se ci si sofferma più a lungo sui dettagli, si nota come quei personaggi e quelle ambientazioni non siano altro che la ricostruzione dei momenti appena precedenti e successivi alla Crocefissione di Cristo.

Lo sviluppo narrativo segue un ordine ben preciso. Si parte con l’episodio raffigurato in alto a sinistra dell’entrata di Gesù a Gerusalemme e si termina dal lato opposto, in alto a destra, con la deposizione del Cristo dopo il martirio.

In mezzo agli episodi iniziale e finale, si succede la narrazione con la cacciata dei mercanti dal tempio, il tradimento di Giuda e l’Ultima Cena, che si intravede attraverso una finestra. A seguire, gli episodi dell’orazione nel giardino dei Getsemani, la cattura di Cristo, Pietro che taglia un orecchio ad un soldato.

Nella parte centrale del dipinto trova posto l’inizio del percorso di sofferenza del Cristo che inizia con Gesù portato davanti a Pilato, la costruzione della Croce, il rinnegamento di Pietro, la flagellazione con Gesù legato alla colonna e denudato. Seguono il Cristo deriso, la seconda interrogazione di Pilato e la presentazione di Gesù alla folla che decide di far liberare Barabba. Inizia quindi la via Crucis con la caduta del Cristo.

Sullo sfondo, in alto a sinistra le scene conclusive, in cui Gesù è inchiodato alla croce, poi crocifisso e deposto. A chiudere la sequenza narrativa, sulla parte destra della tavola, ci sono la Resurrezione, il Noli me tangere e più lontano l’incontro sulla via per Emmaus. Infine, l’apparizione agli apostoli sul lago di Tiberiade.

La ricchezza di dettagli e la luce

Un presunto autoritratto di Hans Memling nel Trittico Donne

Un presunto autoritratto di Hans Memling nel Trittico Donne

Nonostante tutto lo spazio del dipinto sia riempito da numerosi dettagli sia paesaggistici sia narrativi, il dipinto non risulta confuso, anzi, mantiene sempre la sua leggibilità e coerenza. Inoltre, la luce gioca un ruolo importante. Quasi come una sequenza cinematografica, la città è diversamente illuminata.

Il buio, che accompagna gli episodi iniziali raffigurati a sinistra, si schiarisce man mano che si procede verso destra. La sapienza e la minuzia con le quali viene riprodotto ogni particolare saranno, insieme all’asciuttezza stilistica e alla ricchezza cromatica, i tratti distintivi del pittore.

Il pittore

Hans Memling nacque a Seligenstadt intorno al 1435-1440. Nonostante le sue origini tedesche, il pittore si formò e lavorò nei Paesi Bassi, diventando fra i principali maestri della cosiddetta “seconda generazione” della pittura fiamminga, dopo quella dei pionieri come Jan van Eyck, Robert Campin e Rogier van der Weyden.

Le sue opere sono caratterizzate da un’eleganza raffinata, a tratti malinconica. Memling morì a Bruges l’11 agosto del 1494.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.