Morte di un miliziano lealista, Robert Capa, i segreti della foto

Morte di un miliziano lealista, Robert Capa, i segreti della foto

È la più famosa delle fotografie di guerra, ma anche l’immagine che ha fatto più discutere per la sua autenticità e per il suo significato. “Morte di un miliziano lealista” è lo scatto più conosciuto di Robert Capa, quello che lo ha consacrato come il padre del fotogiornalismo, e più precisamente, della fotografia di guerra.

Morte di un miliziano lealista di Robert Capa. I segreti della foto

L’immagine fu scattata durante la guerra civile spagnola degli anni ’30. Siamo a ridosso dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e nel luglio del 1936 in Spagna i miliziani combattevano contro il fascismo di Franco.

Certo, altre guerre erano già state fotografate, ma quell’immagine diventò la prima e convincente istantanea scattata in tempo di guerra. Fra i motivi per cui lo scatto ebbe un certo rilievo fin da subito fu senz’altro l’evoluzione dei mass media e la loro crescente preponderanza nella formazione dell’opinione pubblica che raggiunse il suo culmine durante il secondo conflitto mondiale. Le immagini da questo momento in poi entravano nel dibattito politico quotidiano grazie alla stampa.

Non solo. Quella che si combatteva in Spagna, alla vigilia dello scoppio della guerra che avrebbe sconvolto l’Europa e il mondo, era diventata la lotta delle sinistre contro le destre. Le immagini di quel conflitto erano diventate di interesse nazionale.

“Morte di un miliziano lealista” di Robert Capa

“Morte di un miliziano lealista” di Robert Capa

La storia

Quella spagnola fu una delle prime guerre che Robert Capa scelse di documentare con la macchina fotografica appesa al collo. Il fotografo di origini ungheresi partì alla volta della penisola iberica nell’agosto del ’36, solo qualche settimana dopo l’inizio del conflitto. Capa partì insieme alla sua compagna e fotografa, Gerda Taro e scattò decine di foto che testimoniavano il conflitto visto dalla parte degli anarco-sindacalisti che combattevano il fascismo. Si spostò da Barcellona ad Aragona e a Huesca fino ad arrivare a Cordova dove prese la celebre foto.

La descrizione

Lo scatto ritrae un soldato del fronte lealista nell’istante in cui viene raggiunto dal fuoco nemico e sta per cadere a terra esanime. Nella composizione della foto c’è soltanto il soggetto, che tiene in mano il fucile. Sullo sfondo, il paesaggio non fa che risaltare la figura del soldato nell’atto di morire. L’immagine ha un’inquadratura orizzontale.

La foto è statica. Racconta della guerra ma non c’è azione. Eppure quell’istantanea è diventata un’icona, il simbolo della morte violenta che avviene in battaglia. Non c’è alcun segnale che identifica la foto con un luogo, né tantomeno si capisce qualcosa del soldato, per quale fronte combattesse e in quale parte del mondo. E sta proprio in questo la forza dell’immagine, così generica da diventare universale.

Robert Capa fotografato dalla compagna Gerda Taro

Robert Capa fotografato dalla compagna Gerda Taro

Il momento dello scatto

Nel corso di un’intervista rilasciata dal fotografo tempo dopo lo scoppio della guerra civile in Spagna, Capa raccontò che lui e il miliziano erano rimasti isolati dal resto delle truppe. Il soldato voleva retrocedere verso le linee repubblicane e continuava ad arrampicarsi su per spiare oltre i sacchi di sabbia.

Ogni volta che sentiva il rumore della mitragliatrice si lasciava ricadere all’indietro. Alla fine, il combattente si era arrampicato fuori dalla trincea e Capa lo aveva seguito. Mentre le mitragliatrici continuavano a colpire, il fotografo cadde all’indietro accanto al corpo del soldato colpito a morte. In quel momento, aveva premuto automaticamente sul pulsante di scatto, immortalando per sempre quell’irripetibile e drammatico istante.

Al momento dello scatto, Robert Capa aveva appena ventidue anni e, inconsapevolmente, aveva fotografato l’immagine-simbolo della guerra.

L’identità del miliziano e le prime pubblicazioni

Anni dopo si seppe che il soldato ritratto si chiamava Federico Borrel Garcìa e che aveva 24 anni e proveniva da Alcoy, nel sud della Spagna. Morì nella battaglia di Cerro Muriano, sul fronte di Cordova.

La prima volta che fu pubblicata l’immagine fu il 23 settembre del 1936 sulla rivista francese “Vu”. Il magazine, di sinistra, dedicò alla foto la metà superiore di una pagina doppia per un servizio giornalistico dal titolo “La guerre civile en Espagne”.

Ritratto di Robert Capa

Ritratto di Robert Capa

L’immagine del miliziano fece la seconda apparizione su “Life”, appena un anno dopo, nel numero del luglio 1937, in occasione della commemorazione delle vittime del conflitto spagnolo. Anche Capa utilizzò l’immagine come copertina del suo libro “Death in the making”, che pubblicò, insieme a Gerda Taro, con le immagini della guerra civile spagnola.

Il padre della fotografia di guerra

Robert Capa non si fermò a fotografare il conflitto in Spagna. Documentò, in tutta la sua vita, numerose guerre, fra cui la Seconda Guerra Mondiale. Sebbene sia considerato il fotografo di guerra più grande di tutti i tempi, nella sua carriera non scattò solo immagini di conflitti.

Nato il 22 ottobre del 1913 a Budapest, Robert Capa, il cui vero nome era Endre Friedmann, era una figura carismatica. Giovane, spavaldo, simpatizzante delle sinistre e tombeur de femmes, era amante dell’avventura. Proveniva da una famiglia modesta, era il secondo di tre figli e il padre era un sarto.

Nel 1931 si era trasferito a Berlino per studiare Scienze Politiche e con l’avvento del Nazismo fu costretto ad emigrare a Parigi. Qui conobbe, fra gli altri, il fotografo Henri Cartier Bresson con il quale, anni dopo, avrebbe fondato l’Agenzia Magnum.

Nel 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, si trasferì negli Stati Uniti. Lavorò per riviste del calibro di “Life” e “Vu”. Nel 1954 fu inviato da “Life” in Indocina per documentare, ancora una volta la guerra. Qui, però, avrebbe trovato la morte, in seguito allo scoppio di una mina.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.