Il museo immaginato, il libro visionario di Philippe Daverio

Il museo immaginato, il libro visionario di Philippe Daverio

Una raccolta di capolavori messi insieme dal gusto personale di un maestro che ha saputo fare della sua dote divulgativa una professione, “Il museo immaginato” è la fatica letteraria di Philippe Daverio, pubblicata nel 2012.

Il museo immaginato, il libro visionario di Philippe Daverio

La copertina  del libro "Il museo immaginato" di Philippe Daverio, edito da Rizzoli

La copertina del libro “Il museo immaginato” di Philippe Daverio, edito da Rizzoli

Un’antologia ideale di opere che compongono un museo altrettanto ideale, anzi immaginato – come suggerisce il titolo stesso – riunisce capolavori di tutti i tempi. Il risultato è un volume, edito da Rizzoli, che è un corposo libro illustrato di 352 pagine, dove, oltre alle immagini, si susseguono testi brevi, folgoranti. Nessun dettaglio è trascurato quando si parla dell’opera d’arte descritta.

La Pala di Brera di Piero della Francesca, il Giuramento degli Orazi di David, la Nascita di Venere di Botticelli, la Canestra di frutta di Caravaggio sono solo alcune delle opere scelte dall’autore per i lettori e analizzate con lo spirito arguto che contraddistingue Daverio. I testi sono graffianti, la descrizione mai accademica, lo sguardo sempre originale.

Il museo immaginato è un libro che si adatta sia alle esigenze di un occhio esperto che già conosce il mondo dell’arte sia a chi se ne accosta per la prima volta. Il rapporto con il contesto storico in cui l’opera è stata realizzata permette, poi, di capire a tutto tondo le innovazioni e la genialità dei capolavori trattati, consentendo, in questo modo, di sviluppare una visione di insieme.

Il museo e le sue stanze

Dal Quattrocento fino all’età Barocca e non solo. Un arco di tempo lunghissimo da cui pescare le opere che hanno maggiormente colpito o segnato il gusto e la formazione professionale dell’autore. Ciò che si ottiene è un museo, «un luogo dove le muse possano seguire l’ipotesi di un’idea» – afferma Daverio, che continua: «Un museo necessariamente concreto: ci si cammina, anche se solo virtualmente».

E come ogni museo che si rispetti, anche il museo immaginato di Daverio è suddiviso in stanze, in ognuna delle quali trova la sua collocazione perfetta l’opera scelta e analizzata. Non solo la bellezza assoluta, ma anche l’eredità lasciata ai posteri hanno influenzato la scelta di un’opera piuttosto che un’altra.

La Pala di Brera di Piero della Francesca fra le opere scelte nel volume

La Pala di Brera di Piero della Francesca fra le opere scelte nel volume

Ogni stanza del museo immaginato ha la sua funzione: dall’anticamera si passa al pensatoio, luogo di riflessione. Da qui, poi spazio alla biblioteca, luogo di studio e di approfondimento. Non mancano il Gran Salon, la sala da pranzo, il Petit Salon e la sala da gioco, dove trovano posto le curiosità e gli aspetti più divertenti. Fra le “stanze” più originali ci sono, senza dubbio, le cucine dove sono collocate le opere che trattano temi alimentari. E ancora, si susseguono le sale a tema con le camere da letto, la galleria, la stanza della musica e la chiesa. Nel giardino trovano spazio i dipinti con soggetto botanico-paesaggistico.

Qualcuno potrebbe restare sorpreso dell’assenza di un dipinto o, al contrario, della presenza di un’opera. Ma non c’è posto per critiche di questo genere, dal momento che leggere questo volume vuol dire partire dal punto di vista del suo autore.

La selezione messa in atto da Daverio non si basa sulla verità oggettiva, ma su motivazioni soggettive, condivisibili o meno. «I quadri sono l’argomento trattato in questo libro e non la pittura» – si legge nel libro. «La pittura è una prassi ben vasta rispetto al tema. Qui ci occupiamo solo di un settore molto ristretto, quello che riguarda i dipinti su supporto mobile, tavola, tela o rame, e che non abbiano una destinazione prettamente ecclesiale» – spiega Daverio.

Nonostante l’apparato iconografico che accompagna le opere descritte sia presente, l’autore tiene comunque a precisare nell’introduzione che il supporto fotografico potrebbe essere più ampio. Una lacuna che, nell’era di Internet, può facilmente essere colmata con una rapida ricerca online dei dipinti presi in analisi.

Philippe Daverio, dal mondo accademico alla tv

Philippe Daverio, critico d'arte e autore del volume "Il museo immaginato"

Philippe Daverio, critico d’arte e autore del volume “Il museo immaginato”

Philippe Daverio è nato in Alsazia nel 1949 da padre italiano e madre alsaziana. Francese, ma naturalizzato italiano, Daverio è docente universitario e critico d’arte. Conosciuto dai più per la sua carriera televisiva, ha condotto la serie Passepartout sull’arte per dieci anni, prima su Raitre e poi su Rai5.

Ha frequentato prima la Scuola Europea di Varese, e poi ha studiato economia e commercio, senza laurearsi, alla Bocconi di Milano. Fra le altre cose, è stato direttore del periodico Art e Dossier e collabora sul mensile Style Magazine del Corriere della Sera all’interno di una rubrica sull’arte.

È stato bibliotecario nel comune di Salemi, durante l’amministrazione di Vittorio Sgarbi. In passato, ha collaborato con riviste come Panorama, Vogue e Liberal. Attualmente è professore ordinario all’Università degli Studi di Palermo e collabora al quotidiano Avvenire.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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