La Ragazza Afgana di Steve McCurry: tutti i segreti della foto

La Ragazza Afgana di Steve McCurry: tutti i segreti della foto

Quello di Sharbat Gula è lo sguardo più famoso del mondo. A renderlo celebre e quindi indimenticabile è stato lo scatto del fotografo statunitense Steve McCurry che pubblicò sulla rivista National Geographic la foto nominata semplicemente “Ragazza afgana”. Da quel momento, l’espressione mista a paura, rabbia e curiosità, ma soprattutto lo sguardo fisso e intenso dei due occhi verdi della ragazza è diventato il simbolo della condizione di tutti i profughi.

La Ragazza Afgana di Steve McCurry: tutti i segreti della foto

Datata 1984, la fotografia è stata scattata in un campo profughi di Peshawar, in Pakistan, durante un viaggio di Steve McCurry, inviato dalla rivista National Geographic per documentare la situazione dei profughi afgani. L’Afghanistan era in quegli anni sotto l’occupazione russa e migliaia di profughi scappavano verso il Pakistan. Ed è proprio lì, in un villaggio sperduto nei pressi di Peshawar che McCurry ha scattato la foto che gli avrebbe fatto guadagnare definitivamente la fama internazionale.

«Mi trovavo in un campo di rifugiati, sentii un vociare allegro proveniente da una tenda e scoprii che si trattava di una scuola» – spiegherà anni dopo il fotografo nel volume “Icons”. «L’insegnante – prosegue McCurry – mi permise di fotografare le bambine e io avevo subito notato questa ragazza dallo sguardo incredibile, seduta in un angolo, in disparte».

"Ragazza afgana", il ritratto realizzato da Steve McCurry

“Ragazza afgana”, il ritratto realizzato da Steve McCurry

«Non ho impiegato più di una manciata di secondi a fotografarla: lei guardava il mio obiettivo in modo curioso, era la prima volta che vedeva una macchina fotografica e dopo pochi secondi è scappata via». Quell’immagine, a distanza di più di trent’anni, è diventata un’icona, un simbolo dei conflitti afgani degli anni ’80.

I toni accesi e l’efficacia della fotografia

La ragazza, il cui nome – si scoprirà solo in seguito – è Sharbat Gula, aveva dodici anni all’epoca dello scatto. Il ritratto è scattato in primo piano, lo sfondo verde risalta la silhouette della dodicenne, il cui capo è semi nascosto, avvolto in un drappo rosso che stacca in maniera decisa dallo sfondo. Il focus dell’immagine sta nello sguardo di Sharbat Gula.

Gli occhi verdi sono spalancati e guardano dritto in camera. La loro espressione, carica di dignità, fotografa perfettamente la condizione dei rifugiati. Il terrore per quello che è stato e per quello che sarà, misto alla diffidenza, non toglie il posto a un che di fierezza e di voglia di riscatto che si legge nello sguardo freddo e distaccato.

Il colore, che è la cifra stilistica di McCurry, ha i toni accesi che conferiscono profondità all’immagine. Il verde degli occhi trova una sintonia con lo sfondo, dal quale però è staccato dai toni caldi del rosso del velo. L’inquadratura, verticale, isola il soggetto dal resto dello spazio, focalizzando lo sguardo dello spettatore in un’unica direzione.

Il successo dello scatto

La foto, intitolata “Ragazza afgana”, è stata pubblicata sulla copertina dell’edizione del giugno 1985 del National Geographic. Fin da subito il successo riscontrato dall’immagine è stato immediato. «Appena pubblicata l’immagine, la redazione della rivista è stata sommersa dalle lettere» – racconta il fotoreporter.

«Tutti volevano sapere chi era, aiutarla, mandare soldi, adottarla, uno la voleva persino sposare». L’immagine è stata addirittura «la foto più riconosciuta» della storia della rivista, e la copertina stessa è tra le più famose mai pubblicate dalla National Geographic.

L’incontro con Sharbat Gula

A distanza di diversi anni, la fama della foto non ha accennato a diminuire. Nel 2002, McCurry e un team del National Geographic hanno organizzato una spedizione per scoprire se la ragazza fosse ancora viva. Dopo mesi di ricerche Sharbat Gula è stata ritrovata.

Quando alla ragazza, ormai trentenne e madre di tre figli, è stato spiegato che la sua immagine era diventata famosa, la reazione è stata quasi di indifferenza. Gula, però, si è dimostrata molto felice quando ha saputo che la foto era diventata simbolo della dignità del suo popolo. Alla ragazza, che in quell’occasione è stata fotografata una seconda volta da Steve McCurry, è stato offerto l’aiuto del team di National Geographic.

Il fotografo statunitense Steve McCurry

Il fotografo statunitense Steve McCurry

Biografia di McCurry, fotografo dell’umanità

Nato in un sobborgo di Philadelphia, in Pennsylvania, nel 1950, Steve McCurry ha studiato cinema all’università. Dopo aver collaborato come fotografo per un giornale locale, decide di partire per l’India. I primi incarichi importanti arrivano con i viaggi in Afghanistan.

Travestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa. Tornato indietro, portava con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti. Quelle immagini, che sono state pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Il servizio gli valse la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad.

Le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo sono i conflitti internazionali che McCurry ha fotografato durante la sua carriera. Dal 1986 è membro della Magnum Photos. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Magazine Photographer of the Year, assegnato dalla National Press Photographers’ Association e il World Press Photo Contest. Ha vinto inoltre l’Olivier Rebbot Memorial Award per due volte.

Fotografo di guerra e non solo, Steve McCurry si concentra non solo sulla devastazione dei paesaggi ma soprattutto sulle persone. I volti fotografati sono quelli segnati dalle conseguenze della povertà, della sofferenza e del conflitto.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.