Reggia di Venaria Reale, da base di caccia a patrimonio d’arte

Reggia di Venaria Reale, da base di caccia a patrimonio d’arte

Costruita come base per le battute di caccia, la Reggia di Venarìa Reale, residenza sabauda, si è guadagnata, nel 1997, un posto nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Il complesso monumentale, edificato intorno alla metà del Seicento, è stato per decenni abbandonato e dimenticato prima di essere riqualificato e riaperto alla fruizione del grande pubblico, nel 2007.

Reggia di Venaria Reale, da base per la caccia a patrimonio Unesco

La Reggia di Venaria Reale fu fortemente voluta dal duca Carlo Emanuele II che voleva costruire una base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese. La scelta del sito, così, ricadde nella zona ai piedi delle Valli di Lanzo, vicina agli estesi boschi detti del Gran Paese, ricchissimi di selvaggina. Il nome stesso della reggia anche in latino, Venatio Regia, ricorda la funzione venatoria per la quale è stata edificata.

Con il sorgere nei dintorni della reggia di abitazioni e palazzi di comuni cittadini, il borgo di Venaria diventerà comune autonomo della provincia di Torino. Molto estesa è la superficie che occupa l’intero complesso. Circa 80mila m² di piano calpestabile se si includono, oltre all’edificio reale, anche il parco e il borgo di Venaria.

Nel 1658 gli architetti Amedeo di Castellamonte e Michelangelo Garove idearono il progetto di quello che diventerà il complesso reale. Come esempio per la sua residenza fu preso dal duca Carlo Emanuele II il castello di Mirafiori, destinato alla moglie di Carlo Emanuele I.

Il Belvedere della Reggia di Venaria Reale

Il Belvedere della Reggia di Venaria Reale

Il duca acquistò i terreni dove sarebbe sorta la reggia da una famiglia milanese. Si trattava di due piccoli villaggi, Altessano Superiore e Inferiore, dove i precedenti proprietari avevano coltivato delle piantagioni.

Da residenza reale a caserma

I lavori di costruzione durarono fino al 1675 quando furono portati a termine il Palazzo e il borgo di Venaria, realizzato con pianta che riproducesse il Collare dell’Annunziata, simbolo della dinastia sabauda. Nel 1693 la distruzione di alcune parti del complesso ad opera dei francesi, costrinse i reali ad un nuovo intervento di ricostruzione. La reggia venne ristrutturata sotto Vittorio Amedeo II.

Ancora nel 1706 i francesi danneggiarono la struttura, durante l’Assedio di Torino. Morto Garove, uno degli architetti a cui fu commissionato il progetto originale, la ricostruzione fu affidata a Filippo Juvarra. Ma l’inizio del declino, che portò la reggia ad uno stato di quasi totale abbandonò, fu segnato dalla dominazione napoleonica.

Durante questo periodo, infatti, i giardini vennero completamente distrutti per edificare una piazza d’armi e l’intero complesso reale fu trasformato in caserma. Tale destinazione fu mantenuta per tutta la Restaurazione e non solo. Fino al 1978, la Reggia di Venaria Reale è stata utilizzata per scopi militari, ospitando, negli anni, anche una scuola di equitazione militare di prestigio europeo, diventando centro nevralgico della cavalleria sabauda.

La riqualifica e i lavori di restauro

La riscoperta e la riqualifica dell’intero complesso reale avvenne nel 1978, anno in cui la reggia venne affidata alla Soprintendenza per i lavori di restauro. Grazie allo sblocco di fondi nazionali ed europei, l’opera di restauro fu avviata nel 1998. Quasi 300milioni di euro è stato il capitale investito, su un’area di 250.000 m² di fabbricati e di 800.000 m² di aree incolte, che saranno ritrasformate in giardini seguendo i progetti originali.

La Galleria Grande della Reggia di Venaria Reale

La Galleria Grande della Reggia di Venaria Reale

Il 13 ottobre 2007 la rinascita del complesso, con la riapertura al pubblico della Reggia di Venaria Reale. Il lavoro di restauro è proseguito negli anni, con il recupero di nuovi spazi come le Citronière e le Scuderie, aperte al pubblico nel 2009. Attualmente, un’ala della reggia ospita la scuola di restauro della Venaria Reale.

Le decorazioni

Superata l’entrata principale, il visitatore è accolto nella cosiddetta corte d’onore, al centro del quale sorgeva una fontana detta “del cervo”. La facciata principale presenta una decorazione con cornucopie, conchiglie e frutti. Sulla parte destra della facciata una serie di mattoni delimitano la parte seicentesca da quella settecentesca, i cui lavori sono successivi al progetto originale dell’architetto Castellamonte.

I due torrioni sono uniti dalla Gran Galleria. La decorazione della sala dei templi di Diana fu affidata ai pittori Giacomo e Giovanni Andrea Casella, fra il 1660 e il 1663. La sala venne arricchita da stucchi, statue e dipinti. Sulle pareti sono presenti raffigurazioni di selvaggina che rimandano alla funzione venatoria dell’edificio.

I giardini, andati distrutti dopo la dominazione Napoleonica, sono stati ricostruiti solo di recente. I disegni d’epoca mostrano il giardino all’italiana, diviso in tre terrazze collegate con scalinate che conducevano alla fontana dell’Ercole, il teatro a emiciclo. Partendo da quei disegni si sta cercando di eseguire i lavori per restituire alla Reggia l’aspetto originale. Interventi di recupero sono stati eseguiti nelle scuderie e nella reggia di Diana e su alcuni settori degli antichi giardini.

Il Parco Basso

Il Parco Basso

La Reggia oggi

Nell’area delle ex scuderie, su una superficie di circa 8000 metri quadrati, si trova uno dei principali centri di restauro italiani, costituito da una serie di laboratori dedicati alla diagnostica, al restauro e alla conservazione delle opere d’arte.

Inserita dal 1997 nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco, la Reggia di Venaria è stata nel 2011 il quinto sito museale più visitato d’Italia, con un pubblico di oltre 950mila visitatori.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.