Rembrandt, la vita del pittore olandese dalla vista piatta

Rembrandt, la vita del pittore olandese dalla vista piatta

Vissuto nella cosiddetta età dell’oro, Rembrandt è considerato il più grande pittore della storia dell’arte olandese. Lontano dalla tela, però, la sua non fu affatto un’esistenza tranquilla. Segnato dai lutti e dalle difficoltà economiche, Rembrandt visse gli ultimi anni della sua vita in povertà e morì praticamente solo. Da sempre al centro di discussioni fra gli esperti, l’artista olandese fa ancora parlare di sé per i problemi legati all’attribuzione della paternità di moltissime opere e per un presunto difetto agli occhi.

Rembrandt, la vita del pittore olandese dalla vista piatta

Rembrandt Harmenszoon van Rijn nasce a Leida il 15 luglio del 1606 da una famiglia benestante, nonostante le umili origini dei genitori – mugnaio lui, figlia di fornaio lei. Quarto di sei figli, si iscrive all’università ma ben presto abbandona gli studi perché preso dal forte interesse per la pittura. Dopo un breve apprendistato ad Amsterdam con il pittore Pieter Lastman, torna a Leida per aprire uno studio con l’amico e collega Jan Lievens. La sua fama comincia a crescere già in questi anni, ma la vera svolta arriva con il trasferimento nella capitale olandese.

"Lezione di anatomia del dottor Tulp", dipinto da Rembrandt nel 1632

“Lezione di anatomia del dottor Tulp”, dipinto da Rembrandt nel 1632

La vita di Rembrandt: il trasferimento ad Amsterdam, il matrimonio e i lutti

Arrivato ad Amsterdam intorno al 1631, va ad abitare nella casa del mercante d’arte Hendrick van Uylenburgh. Grazie a questi conosce quella che sarà la sua futura moglie Saskia van Uylenburgh, cugina di Hendrick. Il matrimonio si rivela per Rembrandt vantaggioso anche dal punto di vista economico, dal momento che il padre di Saskia era stato avvocato e sindaco di Leeuwarden. Il trasferimento nel quartiere ebraico di Amsterdam dei due neo sposi influisce non poco sullo studio e sullo stile personale del pittore che usa spesso i suoi vicini ebrei come modelli per i suoi quadri.

Da questo momento in poi, però, le tragedie familiari cominciano ad abbattersi sulla vita privata di Rembrandt. Il matrimonio con Saskia è felice, ma insieme devono affrontare la perdita di tre figli appena nati. Soltanto il quarto bambino, Titus, riesce ad arrivare in età adulta. Nel 1642, poco dopo la nascita di Titus, Rembrandt deve affrontare l’ennesima perdita, forse la più dolorosa. Saskia muore di tubercolosi. Commoventi sono i ritratti della moglie sul letto di morte.

La vita di Rembrandt: Le difficoltà economiche e la ritrovata serenità

Dopo qualche anno dalla scomparsa di Saskia, Rembrandt si lega affettivamente con una ex sua domestica, più giovane di lui, Hendrickje Stoffels. Da lei ha anche una figlia, Cornelia, ma il legame fra i due, che non si sono mai ufficialmente sposati, costa ad Hendrickje un rimprovero ufficiale della Chiesa riformata olandese.

Intanto anche la situazione economica del pittore peggiora. Nonostante goda di una buona fama, Rembrandt vive al di sopra delle proprie possibilità. I debiti lo porteranno anche a vendere la casa per trasferirsi in un’abitazione più modesta. Grazie all’aiuto del figlio Titus, Rembrandt riesce piano piano a risollevarsi lavorando all’interno della ditta del figlio. Sembra questo un periodo di tregua per il pittore che diventa, nel frattempo, anche nonno dopo che Titus si era sposato con Magdalena Van Loo dalla quale aveva avuto una figlia.

"Ritratto di Saskia col cappello", Rembrandt - 1633

“Ritratto di Saskia col cappello”, Rembrandt – 1633

La vita di Rembrandt: La ricaduta negli anni bui

E invece, il dramma del lutto torna nella vita dell’artista. Nel 1663 muore Hendrickje, poco dopo si spegne anche Magdalena, la nuora. Rembrandt sopravvivrà anche a Titus che passerà a miglior vita nel 1668. Il pittore olandese muore all’età di 63 anni, il 4 ottobre 1669 ad Amsterdam. Viene sepolto in una tomba anonima nella Westerkerk. I dolori personali influenzeranno ampiamente la sua produzione artistica. Gli autoritratti di cui abbiamo traccia testimoniano il cambiamento interiore del pittore nel volto che si fa sempre più stanco e sofferente.

La vita di Rembrandt: Lo stile e le tematiche

Fortemente influenzato dalla lezione caravaggesca sull’utilizzo della luce, che in quel periodo rappresenta una vera e propria rivoluzione nella pittura, Rembrandt riesce a fare propri quegli insegnamenti e a sviluppare uno stile del tutto originale. Le sue opere sono popolari quando il pittore è ancora in vita e per vent’anni è considerato il maestro di quasi tutti i più importanti pittori olandesi.

La sua produzione va dal ritratto, all’illustrazione di scene bibliche per le quali dimostra una grande conoscenza, arricchita poi dall’osservazione diretta degli ebrei di Amsterdam. I soggetti rappresentati sono ripresi in modo realistico senza il rigido formalismo che contraddistingue la pittura dei suoi contemporanei. L’uso del chiaroscuro dà maggiore profondità alle scene in cui l’umanità viene ripresa con profonda compassione.

Evoluzione della produzione

La pittura di Rembrandt si evolve notevolmente nel tempo e se nei primi anni si ritrova una forte influenza del maestro Lastman con una cura maniacale per i dettagli e la predilezione per il piccolo formato, dopo il trasferimento ad Amsterdam le dimensioni dei quadri si fanno sempre più grandi e l’interesse per i temi biblici si fa più presente.

Autoritratto di Rembrandt, 1640

Autoritratto di Rembrandt, 1640

Intorno agli anni ’30 del 1600 le tematiche trattate cambiano. Rembrandt comincia a raffigurare paesaggi in tempesta con uno stile sempre più tormentato. Intorno al 1640 i toni diventano invece più sobri, probabilmente come reazione rispetto ai drammi personali che sta vivendo. Gli argomenti affrontati sono quelli del Nuovo Testamento. A questo periodo risale anche “La ronda di notte”, il suo dipinto di maggiori dimensioni, oggi conservato al Rijksmuseum di Amsterdam, sebbene venga a volte tristemente ignorato.

Negli ultimi anni di vita, la pennellata si fa sempre più evidente, il colore più intenso. Si dedica maggiormente allo studio dei singoli soggetti piuttosto che alle scene di gruppo. Proprio a questi anni appartengono i suoi autoritratti più intesi e introspettivi.

Le discussioni sulla paternità delle opere

Su Rembrandt sono costantemente in corso dibattiti sulla paternità delle opere. La sua produzione è vastissima e se in passato si riteneva che in tutta la sua carriera avesse realizzato più di 600 dipinti, oggi questa cifra è stata quasi dimezzata. Cionostante rimangono ancora serie difficoltà ad identificare un’opera di Rembrandt. Due i probabili motivi. Da un lato, il fatto che Rembrandt incoraggiasse i suoi allievi a copiare i suoi dipinti sui quali lui stesso interveniva per le rifiniture; dall’altro il continuo cambiamento di stile del pittore che rende più difficile l’individuazione della paternità delle sue opere.

Il difetto alla vista

Rembrandt ha fatto parlare di sé anche per via della presunta malattia emersa nel 2004 dagli studi di Margaret S. Livingstone, docente di neurobiologia della facoltà di medicina dell’Università di Harvard. Secondo la neurobiologa, il pittore era affetto da “perdita di stereopsi”, una condizione in cui risulta difficile percepire la profondità per la mancanza della visione binoculare. Secondo Livingstone, Rembrandt percepiva il mondo come se fosse piatto, caratteristica vantaggiosa per i pittori che, in questo modo, riescono a rendere più facilmente su tela le scene.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


Tag assegnati a questo articolo:
biografiapitturaRembrandt