Salvador Dalì, vita di un pittore visionario e surreale

Salvador Dalì, vita di un pittore visionario e surreale

Eccentrico e fuori dalle righe Salvador Dalì non fu solo uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, ma sperimentò qualsiasi campo dell’arte, dalla pittura alla fotografia, dal cinema alla pubblicità. Visse 84 anni e fu veramente innamorato di una sola donna, che fu la sua musa, ma anche la causa di un gravissimo incidente che minò la sua salute.

Costantemente alla ricerca della fama e del denaro, Dalì fu allontanato dal movimento surrealista, da cui fu anche accusato di non prendere posizione contro il fascismo negli anni vicini alla Seconda Guerra Mondiale.

Salvador Dalì, vita di un pittore visionario e surreale

Salvador Dalí nasce l’11 maggio del 1904 a Figueres, in Catalogna. Il padre, Salvador Dalí y Cusí, è avvocato e notaio, il cui temperamento rigido viene compensato dal carattere amorevole della moglie, Felipa Domènech y Ferrés. I primi anni di vita di Dalì sono fortemente influenzati dal lutto del fratello maggiore, di cui porta il nome, morto di meningite nove mesi prima della sua nascita.

A cinque anni il pittore viene portato sulla tomba del fratello dai genitori, convinti che il piccolo Salvador sia la reincarnazione del fratello morto. Questa suggestione influenza a lungo il giovane che durante la sua infanzia si reca spesso a pregare sulla tomba del fratello.

Intorno agli anni Venti, Dalí frequenta l’accademia d’arte. Durante gli anni di studio, un nuovo lutto fa vacillare il suo equilibrio. Nel 1921, a soli sedici anni, perde la madre, che muore di tumore. Nonostante questo lutto rappresenti un’enorme disgrazia, l’artista non si oppone alla scelta del padre di risposarsi con la zia, sorella della madre defunta.

Il pittore surrealista Salvador Dalì

Il pittore surrealista Salvador Dalì

Gli anni all’Accademia sono travagliati. La personalità di Salvador Dalì diventa sempre più eccentrica: il suo modo di vestire, ma soprattutto i suoi quadri destano le prime attenzioni da parte del mondo dell’arte. Nel 1926 Dalí viene espulso dall’Academia poco prima di sostenere gli esami finali, poiché aveva affermato che nessuno nell’istituto era abbastanza competente da esaminare uno come lui.

Sempre in quell’anno parte per la prima volta per Parigi, dove incontra Pablo Picasso. Già in quegli anni si possono intravedere le influenze che caratterizzeranno l’intera produzione dell’artista spagnolo. Dalì si serve di tecniche classiche e moderne. Decisiva è l’impronta di pittori come Raffaello, Vermeer e Velázquez.

Sul finire degli anni Venti, Salvador Dalì comincia a spaziare fra le varie forme d’arte. La stretta amicizia con Luis Buñuel lo porta a collaborare alla sceneggiatura del lungometraggio, manifesto del cinema surrealista, “Un chien andalou”.

L’incontro con la sua musa

Nell’agosto del 1929 incontra la donna che amerà per tutta la vita. Si tratta di Gala, pseudonimo di Elena Ivanovna Diakonova, un’espatriata russa più grande di lui di undici anni. Al momento dell’incontro la donna è la moglie del poeta surrealista Paul Éluard. All’inizio i due sono amanti, poi compagni fino al matrimonio, avvenuto prima con rito civile nel 1934 e poi con rito cattolico nel 1959.

È questo il periodo in cui Dalì si unisce ufficialmente al gruppo dei surrealisti di Montparnasse. Già due anni il suo lavoro ne è influenzato e, d’altra parte, anche i surrealisti apprezzano molto le opere di Dalí e il suo metodo paranoico-critico attraverso il quale, esplorando il subconscio, si raggiunge un più alto livello di creatività.

Gli anni del surrealismo, però, hanno un impatto negativo sul suo rapporto col padre che disapprova le scelte del figlio, ritenendo l’influenza surrealista pessima sul senso morale del giovane. I due arrivano alla rottura definitiva quando Don Salvador legge su un quotidiano di Barcellona che a Parigi il figlio ha appena esposto un disegno del “Sacro Cuore di Gesù Cristo” insieme alla scritta provocatoria «Qualche volta, per divertimento, sputo sul ritratto di mia madre».

L'opera "Cigni che riflettono elefanti"

L’opera “Cigni che riflettono elefanti”

Dalì e Gala vanno a vivere in un piccolo capanno di pescatori nei pressi di Port Lligat. Negli anni, la modesta abitazione diventa l’adorata villa sul mare.

La fama oltreoceano

Nel 1931 Dalí dipinge “La persistenza della memoria”, una delle sue opere più famose. Si tratta dell’immagine di alcuni orologi che sono sul punto di liquefarsi: gli orologi che si sciolgono rappresentano la memoria, che invecchiando negli anni perde forza e resistenza.

Nel 1934 l’arte di Salvador Dalì fa il suo ingresso negli Stati Uniti grazie al mercante d’arte Julian Levy. L’esposizione di New York, che include La persistenza della memoria, suscita immediatamente scalpore e interesse.

L’espulsione dal movimento surrealista

Alle porte della Seconda Guerra Mondiale e con l’ascesa dei regimi nazi-fascisti in Europa, Dalì viene accusato dai colleghi surrealisti di qualunquismo. Il pittore spagnolo, infatti, non si schiererà mai apertamente contro il fascismo, sostenendo che il movimento surrealista può esistere anche in un contesto apolitico. Questa mancata presa di posizione, più che la qualità dei suoi quadri, costa al pittore l’espulsione dal gruppo dei surrealisti.

Sempre più famoso e controverso, Dalì viene soprannominato da Breton “Avida Dollars” – bramoso di denaro. Il nomignolo è l’anagramma di Salvador Dalí.

Allo scoppio della guerra, i Dalì si trasferiscono negli Stati Uniti, dove rimarranno per otto anni. Con una fama ormai crescente, l’artista è al centro di numerosi pettegolezzi. Conosce Amanda Lear che diventerà la sua amante per alcuni anni e, nel 1947, si fa, probabilmente, esorcizzare da un frate italiano.

Gli ultimi anni in Spagna

Nel 1951 Dalí torna a vivere in Catalogna, nonostante la Spagna sia sotto il regime di Franco. In questa fase, il pittore sperimenta nuove tecniche artistiche e di comunicazione mediatica.

Si interessa di illusioni ottiche, di scienza e di religione. Dopo il disastro nucleare di Hiroshima, Dalì è profondamente colpito e influenzato. Sperimenta, così, un nuovo periodo artistico, noto come “era atomica”. Lui stesso definisce questa fase come quella del Misticismo nucleare. In dipinti come “La Madonna di Port-Lligat” e “Corpus Hypercubus”, Dalí sintetizza l’iconografia cristiana con immagini di disintegrazione materiale.

Negli anni Sessanta il pittore fa ritorno nella città natale di Figueres, dove è impegnato a lavorare al Teatro-Museo Dalí.

Salvador Dalì in uno scatto del fotografo Philippe Halsman

Salvador Dalì in uno scatto del fotografo Philippe Halsman

La morte

Nel 1980 la sua amata Gala, affetta da una lieve forma di demenza senile, prepara probabilmente per l’artista un cocktail di medicinali senza la prescrizione del medico. Dalì non si riprenderà mai completamente da quell’incidente. Il sistema nervoso è seriamente danneggiato. Dalì è incapace di dipingere a causa dell’impossibilità a utilizzare la mano destra, che trema come se fosse affetta dal morbo di Parkinson.

Due anni più tardi, Re Juan Carlos I di Spagna concede a Dalí il titolo di Marchese di Púbol. Il 10 giugno del 1982 Gala muore. Per Dalì è un altro duro colpo. Tenta il suicidio in un paio di occasioni, prima lasciandosi disidratare e poi, forse, incendiando la camera da letto della sua casa.

Salvador Dalì trascorre gli ultimi anni della sua esistenza nel teatro-museo di Figueres. Il 23 gennaio del 1989, all’età di 84 anni, muore per un attacco di cuore, pochi giorni prima aveva ricevuto la visita di Re Juan Carlos in ospedale, dove era stato ricoverato per un altro attacco di cuore.

L’eredità lasciata da Dalì

Alcune voci sostengono che Dalí, poco prima di spegnersi, sia stato forzato dai suoi tutori a firmare tele vuote, usate anche dopo la sua morte, per produrre falsi. Molti mercanti d’arte tendono, dunque, a diffidare delle opere attribuite a Dalí nell’ultimo periodo.

Nonostante le controversie che lo portarono all’espulsione, Salvador Dalì fu fra gli esponenti maggiori del Surrealismo in pittura. Lo sviluppo del metodo paranoico-critico consiste nel fissare sulla tela le immagini nate dall’inconscio paranoico e analizzate e razionalizzate dal cervello.

Dalì stesso definisce la paranoia come «una malattia mentale cronica, la cui sintomatologia consiste nelle delusioni sistematiche. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza o di ambizione».

Salvador Dalì nelle sue opere fa grande uso del simbolismo, grazie al quale un oggetto assume significati diversi da quelli con i quali si presenta. Fondamentali per la sua pittura, le influenze del Rinascimento italiano, da cui riprende la precisione e la lucidità del disegno e dei colori. Gli effetti illusionistici dei suoi dipinti richiamano, invece, il barocco iberico.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.