San Gimignano. I luoghi migliori da vedere

San Gimignano. I luoghi migliori da vedere

Rimasto quasi praticamente intatto dall’età medievale, il centro storico di San Gimignano, cittadina in provincia di Siena, è stato riscoperto e apprezzato per la sua bellezza soltanto verso la fine dell’Ottocento. Già sottoposto a vincolo monumentale nel 1929, nel 1990 arriva anche il riconoscimento da parte dell’Unesco come sito patrimonio dell’umanità. Vediamo insieme a San Gimignano i luoghi migliori da vedere.

San Gimignano. I luoghi migliori da vedere

San Gimignano sorge su una collina nella Val d’Elsa. Proprio questa posizione strategica ha fatto della città un centro di insediamento già da parte degli Etruschi nel III secolo a. C. Situata su una delle direttrici della via Francigena, San Gimignano fu attraversata da Sigerico, arcivescovo di Canterbury in viaggio da Roma verso l’Inghilterra intorno al 990. L’arcivescovo nominò il centro Sce Gemiane. Il nome della città si deve, però, al santo vescovo di Modena che avrebbe difeso il villaggio dall’occupazione di Attila.

Due delle sedici torri rimaste intatte a San Gimignano

Due delle sedici torri rimaste intatte a San Gimignano

L’età d’oro

Fra il 1100 e il 1200 San Gimignano visse un periodo di prosperità grazie alla sua posizione lungo la via Francigena. I prodotti locali venivano esportati sia in Italia sia all’estero. Lo zafferano, per esempio era venduto sia a Pisa, Lucca e Genova sia in Francia e nei Paesi bassi fino ad arrivare in Siria e in Egitto. La crescita delle attività commerciali coincise con l’espansione territoriale. In questo periodo, infatti, si formarono i borghi di San Matteo e di San Giovanni al di fuori delle mura. I villaggi vennero poi inglobati nel tessuto urbano nel 1214. Ad una fiorente economia si accompagnò anche una florida stagione in campo politico. Al 1199 risale l’indipendenza comunale rispetto ai vescovi di Volterra.

Un crescente ceto aristocratico urbano si affermò in questi anni. Le famiglie più ricche ostentavano il loro potere attraverso la costruzione di torri. Intorno al Trecento si arrivarono a contare più di settanta torri, emblema della supremazia politica e sociale delle famiglie aristocratiche. Non solo imponenti edifici, ma anche le opere pubbliche che si conservano ancora oggi furono costruiti durante gli anni di prosperità. Anche la conformazione del tessuto urbano cambiò. La città venne suddivisa in quattro contrade: di Piazza, di Castello, di San Matteo e di San Giovanni, ciascuna che corrisponde ad una porta principale.

Gli anni della crisi e la riscoperta del centro

L’età dell’oro cessa nel Trecento, secolo di declino. La carestia, la peste nera e in ultimo la rinuncia all’indipendenza con la consegna spontanea a Firenze costrinsero San Gimignano ad un ruolo politico e sociale secondario. Ma se da un punto di vista politico-economico la città non tornò mai agli antichi splendori, non si può dire altrettanto sotto il profilo culturale.

Il Trecento e il Quattrocento furono secoli importanti artisticamente. Richiamati soprattutto dagli ordini religiosi con l’obiettivo di abbellire i propri possedimenti, lavorarono in città artisti come Domenico Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi, Taddeo di Bartolo. Dopo il Rinascimento, la città non riuscì a guadagnare un ruolo di primo piano nello scacchiere toscano.

Piazza della Cisterna vista dall'alto

Piazza della Cisterna vista dall’alto

Ma il declino servì, paradossalmente, a preparare le condizioni che avrebbero fatto di San Gimignano un centro unico al mondo. Rimasto praticamente intatto, il centro storico cittadino non fu soggetto a nessun intervento strutturalmente invasivo nei secoli successivi. Ciò ha permesso a San Gimignano di conservare al meglio il suo cuore medievale. La città sopravvisse anche al bombardamento degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Soltanto la campana della Torre Grossa andò distrutta, ma in seguito donata alla città dall’Unione Sovietica.

La città delle torri

Delle 72 torri che furono edificate in città intorno al 1200 ne rimangono intatte circa 14. Questo basta però per far guadagnare a San Gimignano il soprannome di Manhattan del Medioevo. Già nel 1580 il numero delle torri era sceso a venticinque. La più antica è Torre Rognosa, con i suoi 51 metri, mentre la più alta è Torre del Podestà o Torre Grossa, alta 54 metri. Nel 1255 venne promulgato un regolamento che vietava ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa.

Le chiese e i palazzi

Oltre alle numerose torri-case che caratterizzano la veduta panoramica del centro storico, degna di nota è la Chiesa Collegiata, o meglio nota come il Duomo. La chiesa, terminata nel 1148, è uno dei più prestigiosi esempi di romanico toscano con le sue tre navate e le pareti interamente affrescate. Fra le altre cose, Domenico Ghirlandaio affrescò le Storie di Santa Fina nell’omonima cappella. Mentre Taddeo di Bartolo dipinse il Giudizio Universale.

Una viuzza del centro storico di San Gimignano

Una viuzza del centro storico di San Gimignano

Benozzo Gozzoli, Piero del Pollaiolo, Pier Francesco Fiorentino furono fra gli artisti incaricati di affrescare la chiesa di Sant’Agostino. Di origine medievale sono anche le fonti pubbliche che percorrono la strada esterna di Porta delle Fonti, accesso della seconda cinta muraria di San Gimignano. Costruite nel Trecento, le fonti dovevano coprirne una in pietra longobarda del IX secolo. Qui si raccoglieva l’acqua e si lavavano i panni.

Fra le costruzioni civili da visitare è sicuramente il Palazzo comunale o Palazzo nuovo del Podestà. In origine casa del podestà, oggi ospita il museo civico e la pinacoteca, con i capolavori di Pinturicchio, Benozzo Gozzoli, Filippino Lippi, Domenico di Michelino. Dal Palazzo nuovo si può accedere alla Torre Grossa, alta 54 m e risalente al 1311.

Palazzo vecchio del Podestà, invece, era usato in antichità per le funzioni civili. Trasformato in carcere, il palazzo, nel Cinquecento, diventò un teatro.

Da venticinque anni il centro storico di San Gimignano gode della tutela dell’Unesco. Risale al 1990, infatti, l’inserimento nella lista dei siti patrimonio dell’umanità. «Esempio eminente di un tipo di costruzione architettonica e del paesaggio illustrante uno dei periodi della storia umana» la motivazione che ha portato alla scelta.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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