Santa Maria delle Grazie, Milano. I luoghi belli e suggestivi

Santa Maria delle Grazie, Milano. I luoghi belli e suggestivi

Monumentale esempio dell’arte rinascimentale, la Basilica di Santa Maria delle Grazie sorge nel cuore di Milano. Appartenente all’ordine monastico dei padri Domenicani, il complesso, che comprende anche un convento e un refettorio, è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1980. Nel refettorio della chiesa è custodito il capolavoro di Leonardo da Vinci, “L’Ultima Cena”.

Santa Maria delle Grazie, Milano. I luoghi belli e suggestivi

I lavori di costruzione della chiesa, che dureranno circa trent’anni, hanno inizio nel 1463. Appena tre anni primi ai Domenicani era stato donato un appezzamento di terra su cui sorgeva una cappella con affrescata la Madonna delle Grazie. Il regalo arrivò da parte del conte Gaspare Vimercati, comandante delle milizie di Francesco Sforza. Lo scopo della donazione era di consentire all’ordine monastico la costruzione di una chiesa e di un convento.

Sotto la guida dell’architetto Guiniforte Solari, il convento fu completato pochi anni dopo, nel 1469, mentre i lavori per la chiesa richiesero molto più tempo e terminarono nel 1482. A progetto concluso, fu necessaria una modifica quando il duca di Milano, Ludovico il Moro, volle far costruire tra il 1492 e il 1493 una tribuna come mausoleo per la propria famiglia.

La cappella dedicata alla Santa Vergine delle Grazie all'interno della chiesa

La cappella dedicata alla Santa Vergine delle Grazie all’interno della chiesa

Tali modifiche furono eseguite dal Bramante che provvide ad un ampliamento dell’intera struttura attraverso l’aggiunta di grandi absidi semicircolari e di una cupola circondata da colonnati. Anche il chiostro e il refettorio furono edificati dal Bramante, in seguito alla modifica voluta da Ludovico il Moro.

La descrizione degli ambienti

La chiesa, a tre navate con volte a ogiva, presenta, sui due fianchi, sette cappelle quadrate per ciascun lato. Tutte le cappelle furono realizzate dal Solari ad eccezione di quella dedicata alla Vergine delle Grazie. I materiali di costruzione sono quelli della tradizione lombarda, il cotto per le murature e la pietra di granito per le colonne e i capitelli.

Le cappelle furono utilizzate come luoghi di sepoltura per i membri delle famiglie dei più importanti casati milanesi. La decorazione di ognuna di esse venne affidata, pertanto, ad alcuni dei più famosi artisti del tempo. La cappella di Santa Caterina, ad esempio, custodisce le sculture di Antonello da Messina, le Cappelle della Vergine Adorante e di Santa Corona conservano gli affreschi di Gaudenzio Ferrari.

Nella prima cappella, troviamo due preziosi sarcofaghi di Francesco Olgiati, risalenti al ‘500; a sinistra, la cappella della famiglia della Torre è decorata con le opere del Cazzaniga. La sesta cappella è decorata con affreschi dei Fiammenghini, mentre nella settima cappella troviamo gli affreschi ornati a stucco del Semini. Particolarmente preziosi sono i banchi del Cinquecento, decorati con intarsi e tasselli di vari tipi di legno.

La tribuna attribuita al Bramante

La tribuna attribuita al Bramante

La tribuna è opera attribuita comunemente al Bramante, anche se non se ne ha documentazione certa. Probabilmente suo fu il progetto, ma i lavori furono diretti da Giovanni Antonio Amadeo. Costituita da un cubo di dimensioni imponenti, la tribuna ha, al centro, una cupola emisferica, raccordata da pennacchi, nei quali sono iscritti tondi che racchiudono i quattro Dottori della Chiesa. Da ammirare il presbiterio che ospita il pregevole coro ligneo a intarsio, fra i più belli del Rinascimento.

Il convento

Il convento, articolato attorno a tre chioschi: il Chiostro dell’Infermeria, originario alloggio delle truppe del Vimercati, il Chiostro Grande, su cui affacciavano le celle dei frati, e il Chiostro dei Morti, interamente ricostruito dopo i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il convento è costituito, a nord, dal fianco settentrionale della chiesa, mentre sugli altri tre lati corre un portico di colonne. Sul portico si affacciano l’antica Cappella delle Grazie, le sale del Capitolo e del Locutorio e la biblioteca.

Il refettorio con il Cenacolo

Il "Cenacolo" di Leonardo da Vinci realizzato nel refettorio

Il “Cenacolo” di Leonardo da Vinci realizzato nel refettorio

A sud si trova il refettorio, di proprietà del comune di Milano, dove sono conservati la “Crocefissione” del pittore milanese Donato Montorfano, e il capolavoro di Leonardo da Vinci “L’ultima Cena”, anche noto come il “Cenacolo”, unico dipinto a muro di Leonardo visibile oggi.

L’opera, dipinta a tempera, trae spunto dal Vangelo di Giovanni, nell’episodio in cui Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi apostoli. La lunga tavola attorno alla quale sono seduti gli apostoli vede al centro la figura del Cristo che, con le braccia distese, compone una struttura a forma piramidale. Gli stessi apostoli, disposti in quattro gruppi di tre, seguono una certa simmetria. Sapiente è l’utilizzo della prospettiva e la disposizione armoniosa dei personaggi raffigurati. L’affresco fu commissionato all’artista da Ludovico il Moro.

La storia del complesso di Santa Maria delle Grazie

Finita l’era del Duca, che cadde nel 1499 e che fu il principale promotore e committente, il Ducato di Milano passò alla Corona di Spagna. Continuò, comunque, per tutto il Cinquecento e il Seicento, l’opera di decorazione del complesso di Santa Maria delle Grazie.

Dal 1539 la chiesa e il convento divennero la sede del Tribunale dell’Inquisizione. Durante questi anni, fu aggiunta una nuova ala al convento, addossata al refettorio, che sarà poi abbattuta nel 1785 con la soppressione del Tribunale. Dopo le distruzioni napoleoniche, gli spazi della chiesa ospitarono una caserma. A fine Ottocento, la chiesa di Santa Maria delle Grazie venne restaurata sotto la direzione di Luca Beltrami.

L'altare barocco all'interno della chiesa

L’altare barocco all’interno della chiesa

I bombardamenti e la ricostruzione

Nel 1943, durante la Seconda Guerra mondiale, i bombardieri anglo-americani colpirono la chiesa e il convento si Santa Maria delle Grazie. Il refettorio fu raso al suolo. Solo pochi muri si salvarono, tra cui quello del Cenacolo, rinforzato appositamente con sacchi di sabbia.

Nel 1980 il gioiello del complesso della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, insieme al convento, al refettorio e al Cenacolo lì conservato, fu inserito nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanità, perché straordinaria testimonianza dell’arte rinascimentale, una delle più rappresentative dell’Italia settentrionale.

Il sito fu il secondo ad essere classificato come patrimonio dell’umanità dall’Unesco, dopo le incisioni rupestri in Valcamonica.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.