I trulli di Alberobello. Il patrimonio Unesco targato Puglia

I trulli di Alberobello. Il patrimonio Unesco targato Puglia

Unica al mondo per la quantità di trulli conservati intatti fino ai nostri giorni, Alberobello, cittadina della provincia barese, è un eccezionale esempio di come il terreno autoctono possa offrire, attraverso le sue caratteristiche naturali, la materia prima e le condizioni favorevoli per l’edificazione di queste costruzioni contadine. L’agglomerato di Alberobello, che conta 1500 trulli, è stato inserito nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

I trulli di Alberobello. Il patrimonio Unesco targato Puglia

I trulli devono l’origine del nome al greco. Trûllos, infatti, significa cupola, nome che pone l’accento sulla sommità di queste costruzioni a forma conica presenti nella Puglia centro meridionale. La loro esistenza non è antichissima. I primi trulli di cui si ha traccia sono databili intorno al XVII secolo.

Una via del centro storico di Alberobello

Una via del centro storico di Alberobello

Nati come ricoveri temporanei per i contadini, i trulli venivano costruiti principalmente all’interno dei poderi. L’interesse per lo studio sull’origine di queste casupole fiorì intorno alla seconda metà dell’Ottocento. Già in quel periodo furono avanzate varie ipotesi sulla provenienza di questo particolare tipo di costruzione. Probabilmente la forma cilindrica ha una matrice medio-orientale. Nel Medioevo, la Puglia è stata terra occupata da popolazioni che venivano da quelle zone. Elleni, Messapi e Fenici attraversarono la regione influenzandone i costumi e le architetture. I trulli più antichi di cui si ha testimonianza risalgono al Seicento.

Il sottosuolo calcareo stratificato offriva la materia prima per la loro edificazione. Il primo utilizzo che fu fatto dei trulli fu di ricovero temporaneo per i contadini o di deposito per i loro attrezzi, all’interno dei poderi che coltivavano. Probabilmente questo è il motivo principale per cui il trullo “classico” è a un solo vano, adatto per ospitare una persona. Col tempo, anche l’uso del trullo subì un’evoluzione, con l’aggiunta, al vano principale, di vani minori per accogliere più persone.

La concessione dei proprietari terrieri ai contadini locali

La nascita dei trulli è di stampo feudale, quando nella zona governavano i conti Acquaviva di Conversano. È sotto la loro amministrazione, intorno al 1500, che furono concessi alcuni benefici ai contadini locali. Pur mantenendo il diritto di proprietà sui terreni, gli Acquaviva concessero ai contadini di costruire dei rifugi con la pietra locale, in modo da trovare riparo all’interno dei poderi che coltivavano.

Unica condizione da rispettare era quella di realizzare l’intera costruzione con murature a secco, senza l’uso di leganti in modo che il ricovero potesse essere immediatamente demolito all’arrivo dell’ispezione da parte del vicerè spagnolo del Regno di Napoli. Proprio la selva di Alberobello, all’epoca zona boscosa, fu insediata sotto il conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, detto il Guercio di Puglia. Il villaggio, urbanizzato intorno alla metà del Seicento, contava più di tremila abitanti quando fu liberato dal tiranno nel 1797 da Ferdinando IV, re di Napoli.

L'interno di un trullo con le architravi in legno

L’interno di un trullo con le architravi in legno

La vita nel trullo

Nel trullo viveva, dunque, il “cozzaro”, ovvero colui che coltivava la terra del padrone. Questi aveva un giaciglio dove dormire e uno spazio per depositare gli attrezzi. Ciò spiega l’origine a un vano dei trulli. I bambini venivano sistemati in nicchie, generate per gemmazione dalla muratura del trullo principale e separate tramite tende che sostituivano le porte. Più le famiglie crescevano, più si cercava di raddoppiare lo spazio tramite la costruzione di soppalchi. Spesso venivano aggiunte sul soffitto delle architravi in legno, la cui unica funzione era quella di appendere vivande, provviste, attrezzi e stoviglie.

Un esempio di bioedilizia

La pianta del trullo presenta una forma circolare. Costruiti con la tecnica della muratura a secco, queste strutture si reggono in piedi esclusivamente grazie alla spinta della pietra stessa, dal momento che non furono mai usati dei leganti per l’edificazione. Lo spessore dei muri, che va dagli 80 cm ai 270 cm, e la quasi totale assenza di aperture fa del trullo il precursore della bioedilizia.

Le sommità di una coppia di trulli ad Alberobello

Le sommità di una coppia di trulli ad Alberobello

Le sue caratteristiche, infatti, permettono di isolare il freddo di inverno, mantenendo gli ambienti piuttosto caldi, e di essere fresco d’estate quando i muri rilasciano gradualmente il freddo accumulato durante l’inverno. Le uniche aperture sono costituite dalla porta di ingresso e da un finestrino, ricavato da un piccolo foro in alto, che permette il ricambio d’aria.

La costruzione termina con una cupola realizzata attraverso una struttura autoportante. Una serie di lastre orizzontali disposte a gradini rientranti, le chianche, sono perfettamente incastrate con le lastre esterne, più sottili, dette chiancarelle. A chiudere il cono è una chiave di volta, chiamata “pinnacolo”. Secondo alcune leggende pare che i pinnacoli servissero ad abbattere il trullo più velocemente all’arrivo dell’ispezione del re.

I pinnacoli solitamente sono la firma del mastro trullaro che li ha edificati. Non si tratta di simboli araldici ma semplici elementi decorativi. Sulla cupola, invece, venivano spesso dipinti in bianco degli elementi di carattere esoterico, spirituale o scaramantico di appartenenza alla cultura cristiana, pagana o primitiva.

La struttura interna

All’interno, l’esiguo e buio spazio veniva compensato quasi sempre dall’adozione di un accorgimento. Il posizionamento di uno specchio a tutt’altezza di fronte all’entrata permetteva di dare un effetto di maggiore profondità e luminosità all’intera costruzione in pietra.

La chiesa di Sant'Antonio ad Alberobello

La chiesa di Sant’Antonio ad Alberobello

Patrimonio dell’umanità

Visitando il quartiere dei trulli di Alberobello, che coincide con il centro storico cittadino, ci si imbatte nella chiesa di Sant’Antonio, costruita nel XX secolo da uno degli ultimi mastri trullari attivi nella zona. La chiesa, a croce greca, è costruita dalla sovrapposizione e dalla congiunzione di trulli. Il frontespizio è abbellito da un rosone e da due finestre. La cupola è “a trullo” e anche sul campanile sorge una piccola cupola.

Lo stato di conservazione e la presenza del maggior numero di costruzioni fanno di Alberobello la capitale dei trulli. Dal 1996 l’intero quartiere dei trulli di Alberobello è stato dichiarato Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, poiché «costituiscono un esempio straordinario di tipologia edilizia».

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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