L’Uovo di Pietro il Grande. I segreti dei gioiellieri russi

L’Uovo di Pietro il Grande. I segreti dei gioiellieri russi

Un vero e proprio uovo di Pasqua con tanto di sorpresa, ma dal valore inestimabile. L’Uovo di Pietro il Grande è un uovo-gioiello realizzato in oro e commissionato dall’ultimo Zar di Russia, Nicola II. L’oggetto era un regalo per la moglie, la Zarina Aleksandra.

L’Uovo di oro e pietre preziose fa parte di una più vasta collezione di uova pasquali che ogni anno, in occasione delle festività, il prestigioso marchio Fabergé realizzava per lo Zar.

L’Uovo di Pietro il Grande. I segreti dei gioiellieri russi

Era il 1885 quando per la prima volta Fabergé fu incaricato di creare un oggetto prezioso come regalo per la Zarina. L’idea fu quella di ideare questo originale uovo pasquale che contenesse una sorpresa altrettanto preziosa. Il dono piacque così tanto alla zarina che da allora fino al 1917 furono realizzate ogni anno delle uova uniche. La collezione ne conta ben 52, tutte realizzate dalla casa Fabergé, dall’omonimo orafo che si guadagnò, fra l’altro, anche il titolo di gioielliere di corte. Virtuosi esempi della maestria degli artisti gioiellieri russi, le uova sono anche una preziosa testimonianza della storia ufficiale della dinastia che governò la Russia in quel periodo.

L'Uovo di Pietro il Grande ideato da Michail Perkhin

L’Uovo di Pietro il Grande ideato da Michail Perkhin

Come è stato creato l’Uovo di Pietro il Grande

L’Uovo di Pietro il Grande, realizzato nel 1903, celebra il duecentesimo anniversario dalla fondazione di San Pietroburgo, che risale appunto al 1703. Creato da Michail Perkhin che lavorava sempre per il marchio Fabergé, era il regalo di Nicola II per la Zarina. L’opera è realizzata interamente in oro rosso, verde e giallo, platino, diamanti taglio rosetta, rubini, zaffiri, smalto, cristallo di rocca e miniature ad acquerello su avorio. Delle dimensioni di quasi 11 cm per un diametro di circa 8 cm, l’uovo è creato in un elegante stile rococò, presentando sofisticate volute disegnate da diamanti.

Foglie di alloro, rose e giunchi cesellati in oro verde ricoprono l’intero corpo dell’opera, le infiorescenze sono realizzate con rubini quadrati. Sulla parte superiore una corona smaltata circonda il monogramma di Nicola II, mentre nella parte inferiore vi è l’aquila imperiale a due teste, in smalto nero e coronata con due diamanti.

Sul guscio dell’uovo quattro miniature ad acquerello che raffigurano il cambiamento di San Pietroburgo nei due secoli che vanno dal 1703 al 1903. Le miniature sono coperte da cristallo di rocca. Nella parte anteriore vi è il Palazzo d’Inverno, residenza degli Zar. Nella parte posteriore, invece, è dipinta la casetta di tronchi costruita da Pietro il Grande che rappresenta la fondazione di San Pietroburgo sulle rive del fiume Neva.

Ai lati dell’uovo, poi, i ritratti di Pietro il Grande nel 1703 e di Nicola II nel 1903 sono il simbolo della continuità dalla nascita della città russa. Vi è spazio anche per le date cruciali del 1703, anno della fondazione, e del 1903, anno del bicentenario, che sono posizionati sui lati del coperchio, rispettivamente sopra i dipinti della capanna e del Palazzo d’Inverno. Le date sono realizzate in diamanti.

La sorpresa all'interno dell'Uovo di Pietro il Grande

La sorpresa all’interno dell’Uovo di Pietro il Grande

Alcune scritte in nero in cirillico, che descrivono quanto raffigurato sull’opera e ripercorrono in brevi pillole la storia di San Pietroburgo, appaiono al di sopra e al di sotto delle miniature, su nastri drappeggiati in smalto opaco bianco.

La sorpresa

All’interno dell’uovo è prevista anche una sorpresa altrettanto preziosa. Lo smalto traslucido giallo fa da sfondo ad un modello in miniatura in bronzo che riproduce la statua dedicata a Pietro il Grande sulla Neva. La riproduzione, sollevata da un meccanismo, poggia su una base di zaffiro. Il monumento è circondato da una ringhiera d’oro cesellato, a sua volta circondata da catene appese a supporti piantati su un pavimento d’oro cesellato.

Il modellino, alto appena 39 millimetri, è opera di Gerogii Malychevin. È stato scelto proprio quel momumento perché, secondo un’antica leggenda dell’Ottocento, finche “il cavaliere di bronzo” resterà in città nessun nemico riuscirà a conquistare San Pietroburgo.

Dalla Russia agli Usa

L’opera d’arte costò allo Zar quasi diecimila rubli. L’uovo però non rimase nelle mani della dinastia russa. Nel 1930, l’Antikvariat di Mosca vendette l’opera ad un acquirente americano per 4.000 rubli. Altre tracce dell’iter seguito dall’uovo risalgono al 1944 quando fu acquistato da Lillian Pratt di Fredericksburg e donato, nel 1947, al Virginia Museum of Fine Arts a Richmond, dove ancora oggi è conservato.

Un ritratto dell'orafo Michail Perkhin

Un ritratto dell’orafo Michail Perkhin

Il maestro Michail Perkhin

Il disegnatore dell’Uovo di Pietro il Grande fu Michail Perkhin. Gioielliere russo nato a Petrozavodsk nel 1860 e morto a San Pietroburgo nel 1903. Perkhin è stato uno dei più importanti mastri orafi della Maison Fabergé. Operaio specializzato nell’officina di Erik August Kollin, Perkhin diventò maestro artigiano e nel 1886 fu nominato da Fabergé capo officina.

Le uova di cui si è occupato sono contrassegnate con le sue iniziali “MP”. La firma era realizzata in corsivo nei primi anni di attività. Successivamente, dal 1894 circa fino alla sua morte le iniziali M e P erano appuntate. I tratti, nel periodo in cui Perkhin lavorò per Fabergé, erano soprattutto contraddistinti dallo stile neorococò e rinascimentale. Non solo quello di Pietro il Grande, ma altre uova di Pasqua imperiali furono disegnate nel suo laboratorio.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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