La vita di William Turner, il pittore che fu re della luce

La vita di William Turner, il pittore che fu re della luce

Le sue riprese della natura in momenti tutt’altro che sereni, l’uso sapiente della luce come componente a sé stante hanno fatto sì che William Turner fosse considerato colui che ha elevato la pittura paesaggistica facendola competere alla pari con quella storica, considerata di maggior prestigio.

Romantico, non solo per il periodo in cui visse, ma anche per il modo con cui affrontava le tematiche nei dipinti, Turner fu guardato come esempio dagli Impressionisti, in particolare, da Claude Monet. Non fu mai sposato, ma ebbe due figli e, alla sua morte, il suo grande desiderio di vedere raccolte le sue opere in un’unica collezione non fu mai onorato.

La vita di William Turner, il pittore che fu re della luce

L'autoritratto di William Turner nel 1798

L’autoritratto di William Turner nel 1798

William Turner nacque a Londra, il 23 aprile del 1775. La sua infanzia non fu proprio idilliaca. Il padre era un barbiere e fabbricava pellicce, mentre la mamma soffriva di disturbi psichici. La malattia della madre, che morì in manicomio quando Turner aveva 29 anni, segnò i primi anni di vita del pittore inglese. A dieci anni, infatti, il piccolo William venne mandato a vivere con lo zio a Brentford. Già in quegli anni appariva evidente il suo talento.

Nel 1789, a quattordici anni, entrò alla Royal Academy of Arts. Suo maestro fu Thomas Hardwick che da sempre lo incoraggiò a guardare agli studi del paesaggio classico. Già in quelle prime sperimentazioni, Turner riusciva a riproporre lo stile dell’epoca non senza contaminarlo con la sua visione personale.

Viaggiò molto in Europa. Francia, Svizzera e anche Italia le mete nelle quali cominciò ad ammirare e a immortalare su tela scenari nuovi. Luoghi di ispirazione per molti dei suoi più celebri quadri furono Otley, nello Yorkshire, e Pertworth House, nel Sussex.

La vita privata e i legami affettivi

Turner potè godere di una certa fama già quando era ancora in vita. Non si sposò mai, ma ebbe una relazione duratura con Sarah Danby, dalla quale ebbe due figlie nel 1801 e nel 1811. Non aveva tanti amici ma era fortemente legato al padre, che si occupava dei suoi affari aiutandolo come assistente. Fu per Turner un durò colpo quando venne a mancare. I due avevano vissuto insieme per trent’anni.

Turner morì a casa della sua amante Sophia Caroline Booth a Londra, nella zona di Chelsea, il 19 dicembre 1851 e fu sepolto nella Cattedrale di Saint Paul.

"L'incendio delle Camere dei Lord e dei Comuni", William Turner - 1835

“L’incendio delle Camere dei Lord e dei Comuni”, William Turner – 1835

Lo stile e la fama

Lo stile con cui William Turner rese i paesaggi sulla tela non ha precedenti. Fortemente segnato dall’esperienza romantica, egli fece della natura il suo soggetto principale, ma – in linea con l’influenza romantica – non si limitò a riprendere gli elementi naturali in equilibrio tra loro. Al contrario. Turner si concentrò, nella sua pittura, sugli elementi di disordine. Le tempeste di neve, il mare in burrasca, gli incendi, i naufragi furono i suoi scenari preferiti.

E in queste opere la luce era la componente fondamentale. Non a caso, Turner fu soprannominato il pittore della luce proprio per l’importanza riservata all’elemento luminoso che trattava come a sé stante, quasi personificandolo. Prima di morire dirà che il sole è Dio. La luce per Turner rappresentava l’emanazione dello spirito. Gli ultimi quadri diventano privi di oggetti solidi e di dettagli.

La forza della natura e il Sublime

"Pioggia, vapore e velocità", William Turner - 1844

“Pioggia, vapore e velocità”, William Turner – 1844

La preoccupazione di Turner era solo quella di concentrarsi sui giochi di luce e sullo splendore dei cieli, proprio nell’intento di rappresentare la spiritualità incarnata dalla luce. L’uso schietto del colore si fa ancora più evidente nelle opere dell’ultimo periodo. Le pennellate diventano dense e concitate proprio per rappresentare la forza distruttiva della natura.

Le figure umane trovano abbastanza spazio nei quadri di Turner. La loro comparsa ha una duplice funzione. Da un lato quella di mostrare il suo amore per l’umanità, soprattutto nelle scene in cui sono ritratte persone che festeggiano o lavorano; dall’altro, le figure umane servirono a Turner per evidenziare la vulnerabilità dell’umanità stessa al confronto con l’universo.

Dio identificato con la natura, ancora una volta in perfetto stile romantico, è rappresentato come il Sublime, ovvero come una forza che attrae per la sua grandezza ma che al tempo stesso incute timore per la sua essenza indomabile.

Era capace di «rappresentare gli umori della natura in modo emozionante e sincero» – dichiarò il critico John Ruskin a proposito di Turner.

"La valorosa Téméraire", William Turner - 1839

“La valorosa Téméraire”, William Turner – 1839

Dopo la morte

Alla morte del pittore inglese le sue opere si dispersero. L’ultimo desiderio di Turner di vedere i suoi quadri riuniti in un’unica collezione fallì. Egli lasciò l’intera produzione allo Stato britannico che, però, non riuscì mai a creare una galleria per ospitare le opere di Turner, per rispettare la volontà del pittore.

Nel 1873 il Parlamento inglese promulgò una legge che permetteva che i suoi dipinti potessero essere prestati a musei che si trovavano fuori Londra. Nel 1910 la maggior parte del Lascito Turner, che comprende dipinti e disegni non completati fu ospitata nella Tate Gallery. I dipinti più rappresentativi rimangono esposti alla National Gallery. Nel 1974, negli Stati Uniti è stato fondato il Turner Museum per ospitare la sua collezione di stampe. Dal 1984 è stato instituito il Premio Turner.

Patrizia Capoccia

Patrizia Capoccia

Dopo gli studi in Comunicazione e dopo la specializzazione in Giornalismo, diventa giornalista pubblicista. Si interessa di arte, cultura e fotografia per la quale nutre una passione fin dai tempi universitari.


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