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Collezione Giotto

Capolavori dell'arte a casa tua

Le origini dell'opera

La Cappella degli Scrovegni di Giotto in Padova, è un ciclo di affreschi finanziati da Enrico Scrovegni di straordinaria bellezza. Pietra miliare della storia dell'arte, la Basilica Superiore è immersa in immagini di grandissima fattura, che vanno dal "Compianto sul Cristo Morto" al grandioso "Giudizio Universale" passando per "Storie di Gioacchino", "Vizi e virtù dell'arte occidentale" e il "Bacio di Giuda". L'architettura della Cappella degli Scrovegni, e tutti gli straordinari affreschi della Cappella, specie quelli della parete sud, sono in buono stato di conservazione. Il che ci permette di poterne godere appieno.

L'edificio degli Scrovegni a Padova, fu costruito a partire dal 1603 e, secondo alcuni studiosi, l'architettura stessa della Cappella degli Scrovegni è opera diretta di Giotto. La Cappella fu consacrata il 25 marzo 1305, quando la decorazione doveva essere già ultimata.

Questa comprende 36 scene con storie della Vergine e di Cristo, con la vasta scena della "Missione di Gabriele" e l'"Annunciazione" sopra l'arco trionfale e, inoltre, il "Giudizio Universale" nella controfacciata, 10 medaglioni sulla volta con "la Madonna col Bambino", e con il "Cristo e busti di santi e profeti".

Le ampie fasce ornamentali della Basilica Superiore ospitano "Storia dell'Antico Testamento", "Busti di Santi figure allegoriche." Negli zoccoli di base sono dipinte a monocromo 14 figure dei "Vizi e delle Virtù".

Il completamento del programma iconografico della Cappella degli Scrovegni fu portato a termine una decina di anni dopo l'intervento di Giotto ad opera di un pittore locale di livello non eccelso, che dipinse "La morte della Vergine" e "L'assunzione della Vergine" nel presbiterio.

La diversità del ciclo di affreschi negli Scrovegni rispetto alla "Leggenda Francescana" di Assisi è innegabile, tuttavia essa appare del tutto compatibile nel contesto dell'attività di un autentico genio innovatore, anche nei confronti di se stesso, considerando soprattutto il fatto che l'esecuzione dei due cicli è separata da quasi un decennio.

La poderosa, onnicomprensiva incorniciatura prospettica che caratterizza la decorazione assisiate lascia il posto nella cappella nell'Arena a una raffinata "griglia", di impronta più decorativa e meno aggettante, forse non soltanto a motivo delle dimensioni notevolmente più ridotte dell'ambiente.

A Padova le composizioni presentano una struttura compositiva semplice e chiara, ma la diversità più importante riguarda il tono espressivo e la caratterizzazione emotiva dei personaggi.

Questi ultimi evocano gli attori del teatro classico per la solennità dell'impostazione e la capacità davvero sublime di esprimere gli stati d'animo. Ma come ogni autentico genio artistico, Giotto sfugge a qualsiasi categorizzazione: così, accanto a brani di altissima intonazione narrativa che hanno portato a parlare di un "Classicismo Padovano", l'artista introduce dei particolari di crudo realismo, tra il satirico e il drammatico, nel "Giudizio Universale" della controfacciata, oppure crea delle figure di indicibile umanità.

Tra queste, la bambina intenta a filare sotto la scala nella scena con "L'annuncio a Sant'Anna", indimenticabile per la concretezza fisica che trasmette.

Tuttavia, il tono generale del ciclo di affreschi è ispirato a un equilibrio che ha affascinato i critici di tutte le epoche, che si sono affannati a indagarne e spiegarne l'essenza più intima.

Alcune figure sembrano sospese tra la solennità irraggiungibile di certa statuaria antica e la delicatezza moderna del gotico francese, e anche dal punto di vista dei concetti spaziali l'ingegno pittorico di Giotto non consente affermazioni troppo categoriche.

Se è vero che negli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, i concetti spaziali possono apparire meno evidenti rispetto ad Assisi, occorre riconoscere che i celeberrimi "Coretti prospettici" rappresentano il vertice assoluto dell' illusionismo spaziale di epoca prerinascimentale.

Di non minore importanza e non meno rivoluzionaria è poi l'idea di un finto basamento di marmi misti che si conclude in alto con una cornice lievemente aggettante, sostenuta da una serie ininterrotta di piccole mensole, che catturano lo sguardo di chi è ospite della Basilica Superiore.

Le stupende allegorie dei "Vizi e delle Virtù" dipinte a monocromo fra gli affreschi della Cappella, sono inserite in finte specchiature marmoree, con l'intento di imitare anch'esse dei bassorilievi.

Nel ciclo di affreschi , si tratta di una serie di personificazioni che appaiono tutte di alta qualità esecutiva, sebbene tra esse sembri opportuno indicare dei vertici creativi e di realizzazione in quelle della "Giustizia e dell'ingiustizia", dell'"Ira e dell'incostanza".

La stesura pittorica della Cappella degli Scrovegni, rispetto ad Assisi, è molto più morbida e fusa, e non presenta l'accento di tagliente trasparenza, tipica delle opere più antiche del grande pittore.

Considerando l'intera architettura della Cappella degli Scrovegni, possiamo dire che sul piano dello stile è stato sottolineato da molti il carattere molto più unitario e omogeneo degli affreschi Padovani rispetto alla decorazione di Assisi. In questa impresa, di dimensioni relativamente più ridotte e di destinazione privata, Giotto dovette esercitare un controllo assai stretto sui pochi aiuti che salirono con lui sui ponteggi.

I tentativi di identificare qualcuno dei collaboratori nella realizzazione degli affreschi degli Scrovegni a Padova, non sono andati a buon fine.

Giotto intervenne con ogni probabilità in tutte le fasi esecutive del ciclo, lasciando ai garzoni della bottega - fra i quali ci potevano essere i suoi due figli che risultano documentati come pittori, Francesco e Donato - soltanto i lavori preparatori, le dorature o le parti marginali e meno impegnative delle scene.

La scena dell'Annunciazione, cui era dedicata la Cappella della Basilica Superiore, trova posto nella "Lunetta dell'Arco trionfale", dominata dalla figura del "Cristo in trono", dipinto su una tavola assai rovinata, che serviva anche da sportello.

Le complesse architetture della Cappella degli Scrovegni che ospitano le due figure dell'"Annunciazione", nella parete sud, sono fra quelle che richiamano maggiormente i murali di Assisi.

Una ulteriore invenzione giottesca, di grande significato spaziale e che viene adottata su vasta scala proprio a cominciare degli affreschi padovani, è quella dello scorcio prospettico che troviamo osservando le aureole delle figure viste di profilo.

Nella grandiosa rappresentazione del "Giudizio Universale", dipinta nella controfacciata della Cappella, convivono brani pittorici fra i migliori di tutto il ciclo di affreschi della Cappella, sostenuti da un'altissima concentrazione mistico-visionaria con autentici pezzi di bravura, di naturalismo caratterizzato da una straordinaria concretezza fisica e materiale.

Se negli Scrovegni a Padova Giotto non sovverte i tradizionali canoni iconografici su cui si basa la raffigurazione tanto cara all'immaginario dell'uomo medievale, egli ne propone tuttavia una versione fondata per la prima volta su una sostanziale unità visiva.

Nella figura di Enrico Scrovegni, che alla base dell'affresco presenta alla Vergine il modello dell'edificio in segno di offerta, Giotto realizza, probabilmente, il primo vero ritratto della pittura occidentale moderna, di un uomo raffigurato nelle stesse proporzioni dei sacri personaggi di fronte ai quali si inginocchia.

Della decorazione della Cappella, nella parete sud, era parte integrante il Crocifisso dipinto su entrambi i lati, in origine sistemato sul tramezzo e oggi nel museo civico di Padova, la cui piena autografia giottesca e contemporaneità con gli affreschi è ormai riconosciuta in maniera unanime, soprattutto dopo il restauro eseguito nel 1995 di tutto il ciclo di affreschi.

Si tratta del più piccolo Crocifisso dipinto di Giotto fra quelli giunti fino a noi. Questo Crocifisso dipinto si rifà, sotto molti aspetti, sia morfologici che stilistici, all'esemplare del tempio malatestiano di Rimini.

Nel tergo del crocifisso è stata recuperata da un restauro una discreta leggibilità della notevolissima struttura illusionistica a finto marmo, che include al centro la raffigurazione dell'"Agnello mistico" e dei "Simboli degli Evangelisti" all'estremità.

Tale decorazione si collega in prima battuta al finto basamento marmoreo della Cappella degli Scrovegni, ma si configura anche quale preannuncio diretto della analoga struttura nella faccia posteriore del Polittico di Santa Reparata, a Firenze.

TUTTI I SOGGETTI DELLA COLLEZIONE

I soggetti della collezione si possono acquistare anche singolarmente

La Crocifissione

Una delle scene più potenti, commoventi ed elevate di tutto il complesso di affreschi della Cappella degli Scrovegni, a Padova.
Anno: 1303-1305

La fuga in Egitto

La Madonna che fugge per proteggere il proprio bambino, San Giuseppe che segue con lo sguardo la sua sposa e il figlio. Un momento di tragica bellezza.
Anno: 1303-1305

La predica agli uccelli

Quindicesima delle ventotto totali scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, universalmente riconosciuti a Giotto.
Anno: 1290-1295

Madonna col Bambino in trono

Non solo la Madonna con il Bambino incastonati in un trono centrale ma anche i due angeli con le vesti di colore verde che si accostano al gruppo divino esprimono concetti spirituali d’importanza cruciale.
Anno: 1300 - 1305

Dimensioni

A partire da 11 x 17 cm

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